La Tirreno-Adriatico incorona Del Toro a Camerino, assalto di Pellizzari respinto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il verdetto della sesta tappa, quella San Severino Marche-Camerino di 188 chilometri che per conformazione e profilo altimetrico era stata disegnata per essere il giudice supremo di questa Tirreno-Adriatico, non ha tradito le attese, consegnando ai cronisti una pagina di cicismo moderno, fatto di scacchi e potenza, ma anche di cuore e appartenenza. Sul traguardo posto in cima all’arcigno muro che si arrampica verso la città marchigiana, a spezzare le gambe agli avversari e a mettere un’ipoteca definitiva sul trionfo finale è stato il messicano Isaac Del Toro della UAE Team Emirates-XRG, il quale, dopo aver sventato con la freddezza di un veterano un assalto portato sulle strade di casa da Giulio Pellizzari, ha piazzato la stoccata vincente che vale doppio: la frazione e la quasi certezza di vestire l’azzurro di leader anche domani a San Benedetto del Tronto.

La sfida sui muri marchigiani e l'attacco del campioncino di casa

La frazione, come ampiamente pronosticato alla vigilia, è stata una continua altalena di emozioni e colpi di scena, con una fuga iniziale di sette uomini – tra cui spiccava il nome di Filippo Ganna – che ha animato la prima parte di corsa, salendo sino al Sassotetto, il GPM più alto della corsa, prima di esaurire la sua spinta propulsiva sotto l’onda d’urto del gruppo dei migliori. È stato però nel circuito finale, quello che prevedeva la doppia scalata al muro di Camerino, con le sue pendenze a doppia cifra e un passaggio in località che toccava punte vicine al ventuno per cento, che si è accesa la vera scintilla della corsa. Quando mancavano all’appello pochi chilometri, il pubblico assiepato sulle strade ha potuto assistere allo scatto del proprio beniamino: Giulio Pellizzari, il ventiduenne di Camerino che in questa corsa aveva già assaporato la gioia della maglia, ha innestato il cambio e alzato il ritmo, cercando di fare la differenza sotto gli occhi dei suoi concittadini. Con lui, a supporto di questa manovra, si è vista la maglia del campione sloveno Primož Roglič, suo compagno alla Red Bull-Bora-hansgrohe, nel tentativo di creare una morsa attorno alla maglia azzurra.

La risposta di Isaac Del Toro, che di quella maglia è il legittimo proprietario, non è stata istintiva ma ragionata, quasi didattica: il messicano, che a San Marino condivide gli allenamenti e la quotidianità con Tadej Pogačar, ha lasciato che fosse la sua ruota a fare la differenza, preferendo non inseguire come un forsennato ma dosando lo sforzo in vista del tratto conclusivo. L’attacco del marchigiano, seppur generosissimo e alimentato dal calore di una folla che sventolava bandiere e intonava cori, si è infranto contro la solidità e la potenza del giovane messicano, il quale, una volta rientrato sul rivale, ha piazzato una progressione inarrestabile a pochi metri dalla linea bianca. Alle sue spalle, complice anche il gioco degli abbuoni, si è inserito il norvegese Tobias Halland Johannessen della Uno-X Mobility, capace di anticipare sul traguardo lo statunitense Matteo Jorgenson del Team Visma | Lease a Bike, andando così a condizionare la classifica generale. Per Pellizzari, giunto quarto con un ritardo di nove secondi dal vincitore, è comunque arrivata una parziale consolazione: quel secondo posto di Johannessen, infatti, ha evitato che Jorgenson gli soffiasse la piazza d’onore nella graduatoria iridata, margine risicatissimo, un solo secondo, che tiene il talento italiano virtualmente sul podio.

L’ordine d’arrivo e la nuova classifica generale

La fotografia scattata al traguardo di Camerino racconta di una volata ristretta tra i big, con Del Toro che ha fermato il cronometro sul tempo di 4 ore, 46 minuti e 50 secondi. Il drappello dei migliori è giunto con distacchi contenuti ma significativi, a testimonianza della selezione operata dalle pendenze proibitive: Johannessen e Jorgenson hanno chiuso appaiati a soli tre secondi, mentre per Pellizzari lo scarto è stato di nove. Più staccati gli altri pretendenti, con Giulio Ciccone quinto a undici secondi e Santiago Buitrago sesto con lo stesso distacco, a dimostrare di come l’ultimo chilometro abbia operato una selezione feroce. Più indietro, a ventuno secondi, l’irlandese Ben Healy, mentre lo sloveno Roglič ha pagato un conto di ventisette secondi, chiudendo nono.

Nella classifica generale, che ora vede Del Toro issato a 24 ore dalla conclusione con un vantaggio di 42 secondi proprio su Pellizzari, la musica è cambiata in modo sostanziale. L’americano Jorgenson segue a 43 secondi, completando un podio virtuale che vede il quarto, Johannessen, staccato di un minuto e quindici secondi. Più indietro, a comporre una top ten che per l’Italia vede anche la sesta piazza di Ciccone e la decima di Alessandro Pinarello, ci sono Roglič quinto e gli altri corridori capaci di resistere sulle rampe marchigiane. L’impressione che si trae da questi numeri è quella di un corridore, il messicano, capace di gestire con una maturità sorprendente per la sua giovane età le insidie di una tappa che doveva essere la trappola definitiva. La cronaca di questa frazione, fatta di attacchi e controffensive, verrà archiviata come il giorno in cui il ciclismo messicano ha alzato l’asticella, rispondendo colpo su colpo a chi, correndo in casa, sperava di poter scrivere un finale diverso.

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