Del Toro riconquista la maglia azzurra, Valgren trionfa a Mombaroccio dopo cinque anni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La quinta tappa della Tirreno-Adriatico, quella che da Marotta Mondolfo conduceva ai tornanti e ai muri di Mombaroccio, ha riportato alla luce un vincitore che il ciclismo sembrava aver dimenticato, regalando nel contempo una nuova gerarchia in classifica generale. Sul traguardo marchigiano, infatti, le braccia al cielo sono quelle di Michael Valgren, corridore danese dell’EF Education-EasyPost, che con una fuga magistrale ha interrotto un digiuno che durava da 1639 giorni: un’eternità per un professionista, specie se si considerano i due anni terribili che hanno rischiato di cancellare per sempre la sua carriera dopo il grave incidente del 2022 nei Pirenei, quando riportò fratture al bacino e a un ginocchio oltre a una lussazione all’anca. Alle sue spalle, a undici secondi, ha chiuso Isaac Del Toro, il giovane messicano dell’UAE Team Emirates, il quale, grazie a questo piazzamento e al concomitante cedimento del precedente leader, è tornato a vestire l’ambita maglia azzurra.

La frazione, suggestiva e terribile al contempo con i suoi 184 chilometri costellati da sedici salite e pendenze che toccavano il ventitré per cento, ha visto una fuga prendere vita fin dai primi scorci di costa. Un gruppo di otto corridori, tra cui spiccava il francese Julian Alaphilippe, ha animato la giornata, ma è stato Valgren a compiere l’accelerazione decisiva a cinque chilometri dall’arrivo, subito dopo aver staccato proprio il compagno d’avventura transalpino sulle rampe del Santuario di Beato Sante. La sua resistenza, seppur messa a dura prova dal rientro violento dei big nel finale, è stata premiata da un successo che il danese, commosso, ha voluto dedicare al figlio nato appena un mese fa, una gioia che arriva dopo un calvario fisico e mentale durato anni.

Per quanto riguarda la battaglia per la classifica, invece, il copione è radicalmente cambiato rispetto al giorno precedente. Giulio Pellizzari, il giovane italico della Red Bull-Bora-Hansgrohe che aveva conquistato il primato nella quarta tappa grazie a una volata e alle relative bonifiche, ha dovuto questa volta alzare bandiera bianca. Sulle asperità che hanno caratterizzato il finale, il corridore di San Severino Marche – e quindi tecnicamente in gara sulle strade di casa – è parso in crescente difficoltà, incapace di reggere il ritmo impressionante imposto prima da Del Toro e poi da Matteo Jorgenson, statunitense della Visma. Il suo ritardo, trenta secondi al traguardo, lo proietta ora al secondo posto della generale con uno svantaggio di ventitré secondi dal messicano, un gap che, seppur contenuto, riaccende la sfida in vista delle ultime frazioni.

Il nuovo ordine nelle Marche e la sfida di Camerino

La classifica generale, dopo questa quinta frazione, vede dunque Isaac Del Toro issarsi in vetta con il tempo di 20 ore, 10 minuti e 40 secondi, precedendo appunto Pellizzari di ventitré lunghezze e Jorgenson, terzo, di trentaquattro. Più staccati, ma sempre pericolosi in ottica podio, Primoz Roglic e Giulio Ciccone, rispettivamente quarto e quinto. La frazione di Mombaroccio, tuttavia, non rappresenta che l’antipasto del menù marchigiano: l’appuntamento clou, quello che potrebbe determinare l’assegnazione definitiva del Tritone, è infatti calendarizzato per oggi con la sesta tappa, un circuito di 188 chilometri in partenza da San Severino Marche e con arrivo a Camerino. Un percorso, quest’ultimo, che prevede quattro gran premi della montagna e quasi quattromila metri di dislivello, con il Muro della Madonna delle Carceri (tre chilometri al 8,8 per cento e punte al diciotto) da scalare per ben tre volte.

Per Pellizzari, nato proprio a San Severino e cresciuto a Camerino, si tratterà dell’ultima, vera chance per ribaltare le sorti di una corsa che lo ha visto protagonista in chiaroscuro. Dovrà sferrare l’attacco su quelle salite che conosce a memoria, cercando di scalfire la solidità di Del Toro, il quale, dal canto suo, proverà a gestire il vantaggio accumulato forte di una condizione che, al netto della leadership, sembra in costante crescita. La sfida, insomma, si sposta sui tornanti appenninici, laddove la strada si fa stretta e il polso del motore scandisce il tempo delle ambizioni.

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