Ranucci e la politica, il giornalista risponde ai sondaggi: «Non ci penso, ma se mi cacciano...»
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Redazione Interno
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La risposta arriva secca, quasi perentoria, ma lascia spazio a una interpretazione che, inevitabilmente, alimenta il dibattito. «Candidarmi? Non ci penso. Poi se mi cacciano proprio dalla Rai...». Sigfrido Ranucci, ospite a Roma per la presentazione del suo ultimo libro "Il ritorno della casta", non chiude del tutto la porta a un futuro impegno diretto in politica, pur ribadendo con forza la sua attuale estraneità a quel mondo.
L'occasione è la nona edizione del Visionaria Urban Fest, ospitato alla Villetta Social Lab della Garbatella, un quartiere che il giornalista conosce bene e che, come lui stesso ama ricordare, lo ha reso "garbato, ma tosto" anche grazie a un gioco di assonanze toponomastiche che sembra cucirgli addosso una seconda pelle.
Il dato del sondaggio e il peso delle inchieste
L'uscita del conduttore di Report arriva a margine di un evento letterario, ma è inevitabilmente condizionata dai numeri di un sondaggio Swg, pubblicato da La7, che lo vorrebbe inaspettatamente gradito al 7% degli intervistati in una eventuale competizione politica. Ranucci, tuttavia, ha subito ridimensionato la portata di quel dato, spostando l'attenzione su quello che considera il vero termometro del suo lavoro: «La vera sorpresa è la credibilità delle inchieste di Report, sopra il 60%».
Il riferimento è a una rilevazione che, a suo avviso, certifica il rapporto di fiducia instaurato con il pubblico nel corso degli anni, un patrimonio ben più importante di qualsiasi percentuale legata a sondaggi di natura politica.
Il caso Lavitola e la vittima politica
In queste settimane, del resto, Ranucci si trova al centro di una vicenda complessa che intreccia la sfera personale con il destino professionale, quella che lui stesso ha definito la "bomba d'amore" legata all'amico Valter Lavitola. Una storia che ha riacceso i riflettori sul suo rapporto con l'azienda di viale Mazzini e che lo porta a indossare, in alcuni frangenti, i panni di chi si sente sotto attacco.
A chi gli chiedeva dell'eventualità di una candidatura, il giornalista ha risposto con un atteggiamento ambiguo: da un lato la netta esclusione di un presente nella politica attiva, dall'altro quella frase lasciata in sospeso, "se mi cacciano...", che ha subito fatto il giro delle agenzie di stampa e dei talk show. La circostanza di questa dichiarazione è stata fornita all'Adnkronos, dove il giornalista ha ribadito la volontà di tornare al più presto a occuparsi esclusivamente di inchieste.
La presentazione del libro e il contesto romano
La kermesse culturale della Garbatella, che quest'anno porta il titolo "Fight Inhumanity", ha offerto a Ranucci un palcoscenico ideale per parlare del suo saggio, una riflessione critica sui meccanismi di potere e sugli equilibri politici italiani. Nel corso dell'incontro, moderato dagli organizzatori del festival, non sono mancati riferimenti alla sua carriera e al metodo di lavoro che ha reso celebre il programma di inchieste.
L'atmosfera tra i presenti era di attesa, non solo per i contenuti del volume, ma anche per le eventuali reazioni alle voci che lo vorrebbero tentato da una discesa in campo, voci che il diretto interessato ha però subito raffreddato, anche se senza mai pronunciare un "no" categorico e definitivo che potesse chiudere per sempre la questione.
Il futuro professionale e i palinsesti Rai
Mentre la presentazione del libro prosegue tra dibattiti e firme di copie, restano aperte le domande sul futuro professionale di Ranucci in Rai, un'azienda che negli ultimi tempi ha visto accendersi polemiche riguardanti l'autonomia dei suoi programmi di approfondimento. L'eventualità di un allontanamento, evocata dallo stesso giornalista, è una ipotesi che circola con insistenza negli ambienti romani e che potrebbe trasformare una suggestione mediatica in una concreta opzione di vita, sebbene lui stesso abbia più volte dichiarato di voler proseguire la strada del giornalismo investigativo.
Nel frattempo, il sondaggio Swg continua a essere commentato come un indicatore interessante, sebbene il diretto interessato preferisca sminuirne la rilevanza, sottolineando come il vero capitale da difendere sia la fiducia del pubblico, quella che ogni domenica si traduce in ascolti per le sue inchieste.
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