La Turchia nel caos: repressione e crisi economica si intrecciano dopo l’arresto di Imamoglu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non accenna a placarsi la tensione in Turchia, dove il governo di Recep Tayyip Erdoğan continua a rispondere con mano pesante alle proteste scatenate dall’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, accusato di corruzione e terrorismo in un caso giudiziario che molti osservatori considerano pretestuoso. Solo nelle ultime ore, nuovi raid della polizia hanno portato alla fermata di 106 persone, portando il totale degli arresti a 1.424, secondo fonti ufficiali. Tra questi, anche Yasin Akgül, fotografo dell’AFP, e altri sei giornalisti impegnati a documentare le manifestazioni, nonostante un tribunale ne avesse inizialmente disposto la scarcerazione.

La piazza Taksim, simbolo storico delle proteste e meta turistica, è deserta, blindata da cordoni di sicurezza che ne impediscono l’accesso. Lo scrittore Orhan Pamuk, voce critica del regime, ha parlato di una «democrazia che lotta per sopravvivere», sottolineando come Istanbul non avesse mai assistito, in decenni, a un dispiegamento di forze così massiccio. Intanto, l’opposizione prova a colpire Erdoğan sul piano economico, promuovendo il boicottaggio di aziende e media vicini al presidente, una strategia che mira a indebolire il suo già fragile consenso.

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