Papa Francesco e la "terza guerra mondiale a pezzi": l’escalation tra Israele e Iran riaccende le paure

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le tensioni tra Israele e Iran, dopo l’attacco missilistico dello scorso weekend, hanno riportato alla luce una riflessione di Papa Francesco risalente al 2014. Durante il ritorno da un viaggio in Corea del Sud, il pontefice aveva parlato di una "terza guerra mondiale a pezzi", descrivendo un conflitto globale che si sviluppa per frammenti, attraverso scontri regionali e guerre per procura. Quell’immagine, oggi, sembra assumere un significato più concreto.

L’operazione israeliana "Rising Lion", la risposta all’attacco iraniano, ha riacceso il dibattito sul rischio di un’espansione del conflitto. Se alcuni analisti, come Andrea Gilli, escludono che l’intervento diretto degli Stati Uniti possa innescare una guerra mondiale, altri sottolineano come gli equilibri mediorientali siano già cambiati irreversibilmente dopo il 7 ottobre 2023. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante il G7, ha dichiarato senza mezzi termini che "Israele sta facendo il lavoro sporco per noi", una frase che ha sollevato polemiche e alimentato sospetti sulle reali motivazioni dell’offensiva israeliana.

C’è chi, tra i critici di Netanyahu, sostiene che l’attacco all’Iran sia stato orchestrato per ragioni interne: il premier israeliano, infatti, affronta un delicato momento politico e giudiziario, con procedimenti ancora aperti che potrebbero minare la sua permanenza al potere. Intanto, Donald Trump – tornato alla Casa Bianca – e Vladimir Putin continuano a muoversi su un piano geopolitico sempre più instabile, mentre l’Europa osserva con apprensione le possibili ripercussioni sul proprio territorio.

Guido Olimpio, analista militare, ha approfondito la questione in una diretta riservata agli abbonati del Corriere, spiegando come l’operazione israeliana sia stata pianificata e quali siano i rischi reali di un’ulteriore escalation. Quello che emerge è uno scenario in cui le alleanze tradizionali vacillano e gli interessi nazionali prevalgono su qualsiasi tentativo di mediazione.

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