Trump aspetta, Israele prepara il "piano B" per colpire la fortezza nucleare iraniana

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre Donald Trump mantiene una posizione cauta, rinviando di due settimane la decisione sull’intervento militare degli Stati Uniti contro l’Iran, Israele valuta la possibilità di agire in autonomia per colpire il sito nucleare di Fordow, considerato uno degli obiettivi più sensibili del programma atomico di Teheran. Fonti della sicurezza israeliana hanno confermato a Iran International che il tempo utile per un’operazione efficace si sta esaurendo, e che, in assenza di un sostegno americano, Tel Aviv potrebbe procedere con un attacco unilaterale.

Il presidente americano, che sta monitorando attentamente i sondaggi, è consapevole della riluttanza dell’opinione pubblica statunitense verso un nuovo conflitto in Medio Oriente. Persino tra i sostenitori più fedeli del Maga, l’ipotesi di un bombardamento mirato a Fordow suscita perplessità, anche perché gli stessi servizi di intelligence statunitensi hanno espresso dubbi sull’efficacia delle cosiddette bunker buster, le bombe progettate per penetrare strutture sotterranee. Secondo alcune valutazioni tecniche, infatti, soltanto la GBU-57, l’ordigno più potente in dotazione all’esercito americano, avrebbe la capacità di distruggere il complesso iraniano, mentre l’utilizzo di armi convenzionali potrebbe rivelarsi insufficiente.

La questione, però, non è soltanto militare. L’Aiea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica, ha già espresso forti riserve sull’ipotesi di un attacco a Fordow, sottolineando i rischi di un’escalation incontrollabile. Se Trump, dunque, sembra voler temporeggiare per evitare di compromettere la propria posizione politica in vista delle prossime elezioni, il governo israeliano – che da anni considera il programma nucleare iraniano una minaccia esistenziale – potrebbe non avere altra scelta che passare al "piano B", accettando i rischi di un’operazione senza il pieno appoggio di Washington

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