Le parole di Cazzullo su Sal Da Vinci e quell’accostamento ai matrimoni della camorra

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La settimana successiva alla vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo, che lo ha consacrato al grande pubblico con Per sempre sì — brano che nel frattempo ha superato i sei milioni di ascolti su Spotify —, non accenna a placarsi la polemica innescata da un giudizio tranchant di Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera. Rispondendo a un lettore nella sua rubrica epistolare, il giornalista aveva definito il pezzo del cantante napoletano non solo come il peggiore nella storia della kermesse, ma aveva anche aggiunto un’immagine che si è rivelata incendiaria: quella di una colonna sonora adatta a un matrimonio di camorra. Una frase che, come un sasso nello stagno, ha generato un dibattito che dai social si è rapidamente trasferito sulle frequenze radiofoniche e, infine, nei salotti televisivi nazionali.

Nel corso della puntata de La Volta Buona, condotta da Caterina Balivo, la discussione ha trovato un palcoscenico acceso. La conduttrice, nel commentare l’articolo incriminato, ha preso le difese dell’artista campano, leggendo nelle parole di Cazzullo — che lei stessa ha definito «forti» — il riflesso di un pregiudizio radicato. Secondo Balivo, esiste una certa riluttanza, una sofferenza quasi, nell’accettare che un prodotto culturale proveniente da Napoli, e capace di esprimere una napoletanità popolare, possa conquistare le classifiche e il favore del pubblico italiano ed europeo. Nel suo intervento, la conduttrice ha sottolineato come il dibattito attorno a Da Vinci finisca invariabilmente per trasformarsi in un giudizio sulla città stessa e sui suoi abitanti, quasi che il successo di un artista campano debba sempre essere motivato o, peggio, giustificato.

Poco dopo, a sorpresa, è stato lo stesso Aldo Cazzullo a telefonare in studio per chiarire la propria posizione, cercando di stemperare la tensione. Il giornalista ha ribadito il suo affetto per Napoli, per la sua tradizione musicale — citando esplicitamente Pino Daniele, Enzo Arbore ed Edoardo Bennato — e per la sua cultura, rivendicando il diritto al dissenso artistico. La sua critica, ha spiegato, non era rivolta alla città, ma a quella che lui percepisce come una rappresentazione stereotipata e oleografica della napoletanità, quella «coreografica» e un po’ melensa che, a suo avviso, finirebbe per piacere proprio a chi Napoli non la conosce o, peggio, la detesta. Quanto all’affondo sulla camorra, Cazzullo ha tentato di ridimensionarne la portata, definendolo niente più che «una battuta», paragonabile a quelle che potrebbe fare un comico come Checco Zalone, e assicurando di non voler alimentare alcuno scontro.

A raccogliere il guanto di sfida in maniera ancora più formale è stato però lo scrittore Maurizio De Giovanni, che all’ANSA ha espresso tutto il suo stupore e il suo disappunto. De Giovanni, pur riconoscendo a Cazzullo il valore di intellettuale e divulgatore, ha bollato l’uscita come uno «scivolone», chiedendosi con ironia a quanti effettivi matrimoni di camorra abbia partecipato il collega per poterne descrivere con tanta sicurezza la colonna sonora. Lo scrittore ha respinto con forza l’equazione, implicita nella critica, tra cultura popolare e scarsa qualità artistica, difendendo i quarant’anni di carriera e la gavetta di Sal Da Vinci. Ha inoltre ricordato come la vittoria all’Ariston non sia frutto del solo televoto, ma anche del voto della giuria, elemento che renderebbe ancora più pretestuoso l’accostamento con ambienti malavitosi o con un presunto qualunquismo di basso livello.

Il confronto tra due Napoli e il ruolo della televisione

La vicenda, nel suo dipanarsi tra repliche e controrepliche, ha finito per delineare lo scontro tra due visioni contrapposte dell’immaginario partenopeo. Da un lato, la posizione di Cazzullo — che pure aveva speso parole di elogio per altri artisti meridionali in gara come Samurai Jay e Serena Brancale —, il quale vede nella musica di Da Vinci un prodotto che, a suo dire, appiattirebbe la complessità di Napoli su cliché consunti. Dall’altro, la reazione di Balivo, De Giovanni e di una parte consistente del pubblico, che in quelle stesse sonorità e in quel ritornello tanto semplice quanto trascinabile riconosce invece una genuina espressione di sentimenti popolari, meritevole di rispetto al pari di qualsiasi altra manifestazione artistica di massa. Caterina Balivo, in particolare, nel suo scambio in diretta con il giornalista, ha insistito sul concetto che la Napoli rappresentata da Da Vinci sarebbe in realtà quella più autentica, contrapponendola a una Napoli ideale e astratta che esiste solo nell’immaginario di chi la guarda da lontano.

Il successo di *Per sempre sì* tra numeri e riconoscimenti

Al di là della polemica, che continua a tenere banco sui media, il brano Per sempre sì procede imperterrito per la sua strada, collezionando ascolti e consensi. Il traguardo dei sei milioni di streaming è solo l’ultimo indicatore di un gradimento che sembra prescindere dalle disquisizioni sul valore estetico o sull’opportunità di certi paragoni. Un successo che tra l’altro riceverà a breve anche una consacrazione istituzionale: nei prossimi giorni, Sal Da Vinci sarà ricevuto al Comune di Napoli per la consegna della Medaglia della Città, un riconoscimento che suggella il legame tra l’artista e il suo territorio, e che, implicitamente, rappresenta anche una risposta pubblica a chi ha letto nella sua vittoria un segnale di decadimento culturale o, peggio, l’ombra di infausti connubi. Una medaglia che, nelle intenzioni del municipio partenopeo, vuole premiare il successo di un figlio della città, al netto delle polemiche e delle etichette.

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