Sal Da Vinci, Cazzullo e quel parallelo tra una canzone d’amore e i matrimoni della camorra
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo, avvenuta ormai quasi una settimana fa, continua a sollevare un polverone che dalla riviera ligure si è spostato direttamente nei salotti televisivi e sulle pagine dei quotidiani nazionali, alimentando una discussione che travalica i confini della mera critica musicale. Al centro della bufera, questa volta, ci finisce il giudizio tranchant di Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera, il quale, rispondendo a un lettore nella sua rubrica, aveva definito il brano vincitore, "Per sempre sì", non solo di scarsa qualità ma lo aveva anche, e qui sta il nocciolo della questione, accostato a immagini di criminalità organizzata. Un passaggio, quello in cui si ipotizzava che la canzone potesse essere la colonna sonora di un matrimonio di camorra, che ha immediatamente innescato una reazione a catena, trasformando un parere estetico in una querelle dai contorni ben più complessi.
La replica, come spesso accade in questi casi, non si è fatta attendere e ha varcato la soglia del varietà televisivo, trovando in Fiorello l'interprete più irriverente. Durante la puntata de "La Pennicanza" andata in onda il 5 marzo, lo showman ha indossato i panni di un Sal Da Vinci "fake", dando vita a una parodia che ha saputo cogliere lo spaesamento e il dispiacere per una critica tanto feroce quanto inaspettata. "Cazzullo? In famiglia ritagliavamo sempre i suoi articoli e buttavamo il resto del giornale. Ci sono rimasto male", ha fatto dire il finto Sal al suo personaggio, riassumendo in poche battute il paradosso di un intellettuale, un tempo quasi un idolo domestico, che ora si trova a stroncare senza appello l'artista, utilizzando peraltro un immaginario pesantissimo.
L'intervento del sindaco e il confine incerto tra culture
Sulla vicenda è sceso in campo direttamente anche il primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi, il quale, intervenendo ai microfoni di *Radio Kiss Kiss Napoli*, ha scelto una linea diplomatica ma al contempo ferma nel rivendicare la specificità culturale della sua città. Il sindaco, pur riconoscendo a Cazzullo la qualità di amico e di persona che ama il capoluogo partenopeo, ha espresso tutto il suo dissenso per una critica liquidata come fin troppo sbrigativa. Manfredi ha sottolineato la difficoltà, per chi osserva da fuori, di comprendere il profondo legame che a Napoli unisce la cosiddetta cultura alta e quella popolare, una commistione che rappresenta una ricchezza e che non può essere ridotta a stereotipo. Da qui l'invito, quasi una sfida, rivolto al giornalista: tornare in città per farsi ricredere, per comprendere sul campo che l'abbraccio tra tradizione colta e sentimento popolare non è un demerito ma la linfa vitale dell'identità partenopea.
Lo scontro in diretta tv tra la Balivo e il giornalista
La discussione ha trovato il suo palcoscenico più acceso nello studio di "La Volta Buona", il programma di Rai 1 condotto da Caterina Balivo. La conduttrice ha preso le difese del cantante, contestando la pesantezza del parallelo con la camorra e leggendo in quella critica un inaccettabile pregiudizio anti-napoletano. A quel punto, la scenata si è arricchita di un colpo di scena: la telefonata in diretta dello stesso Cazzullo. Il giornalista ha tentato di spegnere la polemica, cercando di ridimensionare la portata delle sue parole e definendo l’accostamento al matrimonio camorristico come una semplice battuta, al pari di una provocazione alla Checco Zalone. Ha ribadito il suo amore per la grande tradizione musicale partenopea, citando Pino Daniele ed Enzo Arbore, e ha circoscritto il suo giudizio negativo esclusivamente alla figura di Sal Da Vinci, accusato di rappresentare una Napoli "coreografica", artificiosa, lontana dalla sua autenticità. Un tentativo di chiarimento che, però, non ha convinto del tutto la Balivo, la quale ha ribattuto sottolineando come spesso il successo di un artista campano venga letto con una lente deformante, incapace di accettare che un fenomeno musicale partito dal Sud possa conquistare la scena nazionale.
Il silenzio dell'artista e la difesa di De Giovanni
Mentre il dibattito infiamma talk show e colonne di giornali, lo stesso Sal Da Vinci ha scelto per ora la strada del silenzio stampa, limitandosi a poche parole dal palco durante i festeggiamenti a Napoli per la vittoria, in cui ha invitato i fan a non rispondere alle provocazioni e a concentrarsi sulla musica. A difenderlo, però, è sceso in campo uno dei nomi più illustri della letteratura partenopea, Maurizio De Giovanni. Lo scrittore ha espresso tutto il suo stupore e la sua amarezza per le parole di Cazzullo, definendolo un amico e un profondo conoscitore della cultura, ma rimarcando come la sua critica rappresenti uno scivolone incomprensibile. De Giovanni ha posto una domanda secca e al contempo retorica: a quanti matrimoni di camorristi avrebbe mai potuto partecipare Cazzullo per descriverne con tanta sicurezza la colonna sonora? Uno scrittore che ha fatto della popolarità e della napoletanità la sua cifra stilistica, rivendicando orgogliosamente l’etichetta di "popolare", ha poi difeso l'artista sottolineando che "Per sempre sì" non è stata votata solo dal pubblico da casa ma anche dalla giuria, e che parlare di un cantante capace di riempire piazze come San Siro e Verona come fosse un semplice esecutore di quartiere significa negare l'evidenza di un successo costruito in quarant'anni di carriera.




