Il caso Cazzullo - Da Vinci: polemiche sulle parole del giornalista, lui chiama in tv e si difende: "È una battuta"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono bastate poche parole, scritte nella rubricadelle lettere del Corriere della Sera, per scatenare un acceso dibattito che dalle colonne del quotidiano si è rapidamente trasferito sui social network e, di lì, nei salotti televisivi. Aldo Cazzullo, vicedirettore del giornale, aveva definito “Per sempre sì”, il brano di Sal Da Vinci trionfatore all'ultima edizione del Festival di Sanremo, non solo come la peggiore nella storia della manifestazione, ma aveva anche azzardato un paragone che molti hanno giudicato quantomeno infelice: quella melodia, a suo dire, avrebbe potuto fare da colonna sonora a un matrimonio di camorra. Una provocazione, o forse no, che ha immediatamente sollevato un polverone, costringendo lo stesso giornalista a intervenire pubblicamente per chiarire la propria posizione e provare a smorzare i toni.
Il fulcro della questione, come spesso accade in questi casi, risiedeva nel contesto e nelle parole scelte per esprimere un giudizio che, di per sé, sarebbe anche potuto rientrare nella normale dialettica della critica musicale. Rispondendo a un lettore che gli chiedeva ragione del suo giudizio tranchant, Cazzullo aveva tentato un parallelismo con un altro grande successo popolare, “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, per spiegare come, a suo avviso, la canzone di Da Vinci mancasse di quella profondità e di quella capacità di raccontare un'epoca che aveva reso immortale il brano di Domenico Modugno. Poi, però, era arrivata la stoccata: l'accostamento alla camorra e un riferimento a Checco Zalone, con la precisazione che il comico pugliese, a differenza del cantante napoletano, scrive canzoni per burla, per prendere in giro un certo immaginario del Sud.
Una lettura, quella del vicedirettore del Corriere, che non è affatto piaciuta a Napoli e non solo. Dalle radio locali, dove la vittoria del cantante era stata accolta con entusiasmo, sono partite bordate di critiche, raccolte e amplificate da chi ha visto nel parallelo con la criminalità organizzata un vero e proprio atto d'accusa, un pregiudizio anti-meridionale e anti-napoletano. Nel corso della trasmissione di Rai Uno “La Volta Buona”, condotta da Caterina Balivo, la discussione si è animata al punto che la stessa conduttrice ha preso le difese dell'artista, sottolineando come, a suo parere, si fatichi ad accettare il successo di un cantante campano al di fuori dei confini regionali.
E proprio mentre in studio si discuteva animatamente della questione, ecco il colpo di scena: una telefonata a sorpresa di Aldo Cazzullo, che ha voluto entrare in diretta per spiegare meglio il senso delle sue parole. La sua è stata una difesa articolata, volta a rivendicare il proprio amore per Napoli e la sua cultura: ha citato Pino Daniele, Enzo Arbore, Totò, il cinema e la grande tradizione musicale partenopea, cercando di tracciare un confine tra ciò che ama e ciò che, invece, gli è parso semplicemente una rappresentazione oleografica e un po' stucchevole della città. Ha ribadito che il suo non è un pregiudizio personale nei confronti di Sal Da Vinci, che ha definito anche una persona simpatica, ma un giudizio che resta di basso profilo sul brano e su ciò che rappresenta: una Napoli di maniera, quella che, secondo la sua visione, immaginano e vorrebbero coloro che Napoli non la amano affatto.




