Trump licenzia Pam Bondi, la procuratrice generale paga il prezzo del caso Epstein
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Redazione Esteri
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Non c’è mai pace, si direbbe, nello scranno più alto della giustizia americana. Donald Trump, da pochi mesi riconfermatosi alla Casa Bianca dopo una campagna elettorale combattuta, ha deciso di rimuovere Pam Bondi dalla carica di procuratrice generale degli Stati Uniti. La notizia, anticipata dalla CNN e successivamente certificata dallo stesso presidente sul suo social network Truth Social, interrompe bruscamente un mandato che aveva superato di poco l’anno; un periodo, questo, costellato da crescenti frizioni interne allo Studio Ovale e da dossier che, a quanto pare, si sono rivelati troppo pesanti da gestire, anche per una fedelissima come lei.
Il caso Epstein e le tensioni mai sopite
A far pendere definitivamente l’ago della bilancia sarebbe stata, secondo le ricostruzioni giornalistiche raccolte da testate come il Daily Mail, la gestione del cosiddetto “caso Epstein”. Un fascicolo, quello legato alla rete di traffico e abusi dell’ex finanziere, che nessun procuratore generale vorrebbe trovarsi a maneggiare, figuriamoci in un’amministrazione dove ogni mossa viene scrutata con lente d’ingrandimento. La Bondi, già procuratrice della Florida dal 2011 al 2019, si era trovata a dover navigare tra richieste di trasparenza da una parte e pressioni politiche dall’altra; un equilibrio instabile che, alla fine, le è costato il posto. Trump, che non ha mai amato vedere i propri collaboratori impantanarsi in vicende giudiziarie dal potenziale mediatico esplosivo, avrebbe maturato la decisione dopo settimane di colloqui informali con i suoi consiglieri più stretti, fino all’incontro faccia a faccia di mercoledì scorso.
Blanche subentra ad interim, Bondi verso il privato
Al suo posto, con effetto immediato e con il ruolo di procuratore generale ad interim, subentrerà Todd Blanche. Questi, fino a ieri vice di Bondi, vanta un curriculum particolare: è stato il legale personale di Trump nelle ultime battaglie processuali, una circostanza che ne garantisce la fedeltà assoluta e, verrebbe da pensare, una maggiore sintonia con la linea della Casa Bianca. Quanto alla Bondi, le fonti citate dalla CNN parlano di un futuro nel settore privato; nessuna ipotesi di ripiego politico, almeno per ora, è stata avanzata. L’ex procuratrice generale, che aveva giurato solennemente di “riportare ordine” nel dipartimento di Giustizia, lascia dunque Washington senza troppi fronzoli, silurata da colui che considerava non solo un presidente, ma un alleato.
Un siluro che segue altre scosse
Non è la prima volta, del resto, che Trump mostra una certa disinvoltura nel ricompattare il proprio esecutivo rimuovendo chi non risponde più alle aspettative. Già Kristi Noem, alla guida della Sicurezza Nazionale, aveva subito una sorte analoga. Nel caso specifico di Pam Bondi, pesano i dossier più delicati: l’amministrazione non ha mai amato vedere il proprio nome associato alle ombre dell’isola di Epstein o ai lunghi elenchi di personaggi potenti che vi facevano capo. La decisione, per quanto drastica, è stata presentata da Trump come un atto dovuto, quasi una sgradita necessità. Nessuna dichiarazione ufficiale della Bondi, per ora, ha commentato il licenziamento; il silenzio, a volte, è più eloquente di mille comunicati.




