Trump silura pam bondi, pesa lo scandalo epstein e le mancate epurazioni
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Redazione Esteri
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Il presidente Donald Trump, tornato alla Casa Bianca dopo la vittoria del 2024, ha licenziato l’attorney general Pam Bondi. Un fulmine a ciel sereno, almeno in apparenza, che in realtà affonda le radici in due precise crepe giudiziarie: gli “Epstein Files” e la mancata azione punitiva contro i presunti nemici politici del capo dello Stato. La decisione, comunicata in modo tranchant su Truth Social, ha messo fine a quattordici mesi di turbolenze alla guida del dipartimento di Giustizia, un periodo durante il quale Bondi – fedelissima tra i fedelissimi – ha finito con l’incepparsi proprio sugli ingranaggi più delicati dell’agenda trumpiana.
Il balletto degli epstein files e un’affermazione fatale
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, raccontano fonti della amministrazione, è stata la gestione farraginosa dei documenti relativi a Jeffrey Epstein. Bondi, arrivata a febbraio del 2025 al grande tavolo che fu di Robert Kennedy, aveva commesso un errore madornale: dichiarare pubblicamente, e a bruciapelo, che “la lista dei clienti di Epstein è qui, sulla mia scrivania”. Un azzardo retorico che per un avvocato con trent’anni di carriera – ex pm in Florida, prima donna alla guida della giustizia dello Stato – rappresenta una palese violazione della prudenza difensiva. Da quel momento, Bondi ha ondeggiato senza mai trovare una linea coerente: prima promettendo la pubblicazione integrale, poi ritrattando, infine costretta dal Congresso a rilasciare una versione pesantemente censurata. Quel balletto, lungi dallo spegnere i sospetti, ha alimentato i dubbi su cosa contengano realmente quei fascicoli, e in particolare su quale sia stata la posizione di Trump rispetto all’ex finanziere. Un’ombra che il presidente non ha tollerato.
Mancati processi ai nemici e un’autocandidatura al licenziamento
L’altra ragione, forse ancor più strutturale, riguarda l’inerzia giudiziaria. Trump si aspettava che Bondi utilizzasse la leva federale per processare – o quantomeno perseguire con vigore – coloro che lui considera i suoi persecutori storici. E invece, nessuna incriminazione di rilievo è arrivata. L’ex attorney general, in pratica, si è auto-licenziata già nelle prime settimane di mandato, quando con quella frase sugli Epstein files aprì “vaste praterie” agli avversari processuali. Un errore che un pm navigato non commette nemmeno durante un dibattimento ordinario, figurarsi in un contesto iper-politicizzato come quello di Washington. La sostituzione, annunciata il 3 aprile 2026, è stata risolta con la promozione ad interim del vice Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump, uomo di assoluta fiducia che ha già dimostrato sul campo di saper gestire le pressioni della nuova amministrazione.
Una girandola di siluri ai vertici militari
Il caso Bondi, peraltro, non è un episodio isolato. In piena escalation diplomatica con l’Iran, il segretario alla difesa Pete Hegseth ha chiesto le dimissioni del generale Randy George, capo di stato maggiore dell’esercito. Un siluro che si inserisce in una più ampia epurazione ai vertici delle forze armate: decisioni che, nessuno si illuda, non potrebbero mai essere attuate senza l’avvallo esplicito di Trump. La logica è la stessa che ha spazzato via Bondi: la Casa Bianca non tollera più quadri intermedi – siano essi toghe o stellette – che interpretano con lentezza o ambiguità la volontà presidenziale. Bondi, dal canto suo, passerà a “un nuovo incarico molto necessario e importante nel settore privato”, ha scritto Trump. Una formula di cortesia che non cela la realtà di un licenziamento politicamente esemplare.
Due matrimoni, una tribù di cani e la caduta di un’avvocata
Pam Bondi, sessant’anni, ex procuratrice a Hillsborough County, era stata la prima donna a guidare il dipartimento di Giustizia della Florida prima di diventare un volto televisivo della difesa trumpiana. La sua storia personale – due matrimoni, una tribù di cani randagi sempre citati nelle interviste – appartiene ormai allo scenario di una fedeltà non ricompensata. Quel che resta, sul piano giudiziario, è un dossier Epstein ancora avvolto nella nebbia delle censure e una serie di processi mai iniziati contro i nemici del presidente. Per Trump, che non dimentica e non perdona, erano valichi troppo importanti per lasciarli in mano a chi aveva già mostrato il fianco. L’era Bondi al dipartimento di Giustizia si chiude così, senza grandi acclamazioni, con un siluro che fa il paio con quelli esplosi nei pentagoni.




