Licenziata Bondi, la guardasigilli paga il prezzo dello scandalo Epstein

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notizia, inizialmente smentita con fermezza poche ore prima da fonti vicine alla diretta interessata, è poi diventata ufficiale con un fulmineo colpo di scena: Donald Trump, tornato alla Casa Bianca e ora nuovamente presidente degli Stati Uniti, ha rimosso Pam Bondi dalla carica di procuratrice generale. La più alta autorità delle forze dell’ordine del Paese lascia dunque il proprio incarico in quello che appare come un epilogo annunciato, per quanto negato fino all’ultimo. A prendere il suo posto, almeno in via temporanea, sarà Todd Blanche, finora vice procuratore generale, come lo stesso Trump ha comunicato senza ulteriori preamboli. Bondi diventa così il secondo membro dell’amministrazione a essere cacciato nelle ultime settimane, dopo l’allontanamento di Kristi Noem, la segretaria per la Sicurezza interna sostituita dal senatore dell’Oklahoma Markwayne Mullin, un politico dalla biografia eccentrica che annovera anche esperienze nel campo dell’idraulica.

Il peso degli Epstein files e il balletto delle dichiarazioni

Sul piatto della bilancia che ha fatto pendere la decisione presidenziale, due ragioni principali emergono con nettezza: lo scandalo legato ai cosiddetti Epstein Files e la mancata azione giudiziaria – o perlomeno la lentezza percepita – nei confronti dei presunti nemici politici di Trump. Proprio sulla gestione dei dossier relativi al miliardario Jeffrey Epstein, Bondi ha mostrato un ondeggiamento che si è rivelato fatale. Aveva inizialmente dichiarato, con una certa enfasi, la propria intenzione di renderli pubblici; poi, in un improvviso dietrofront, aveva annunciato che non lo avrebbe più fatto. La pressione del Congresso, però, l’ha costretta a tornare sui propri passi, e alla fine quei documenti sono stati diffusi in una versione pesantemente censurata. Un balletto di dichiarazioni contraddittorie che, lungi dal chiarire i contorni della vicenda, ha finito per alimentare ogni sospetto: in molti si sono chiesti cosa mai potesse esserci, in quelle carte oscurate, e in particolare quale fosse il ruolo – o la mera comparsa – dello stesso Trump.

Lo scivolone fatale di un’avvocata navigata

Bondi, sessant’anni, avvocata con trent’anni di carriera alle spalle ed ex pm nella contea di Hillsborough, in Florida, era stata la prima donna a ricoprire il ruolo di ministra della Giustizia nello Stato prima di approdare a Washington. Eppure, proprio nel momento del suo insediamento al Dipartimento di Giustizia – seduta al grande tavolo che fu di Robert Kennedy – commise un errore che per un legale della sua esperienza rasenta l’imperdonabile. Era febbraio del 2025 quando, di fronte a giornalisti e funzionari, dichiarò senza esitazione: «La lista dei clienti di Epstein è qui, sulla mia scrivania». Con quella frase, pronunciata con troppa disinvoltura, si era di fatto auto-danneggiata: un’affermazione che non solo non le offriva alcun vantaggio processuale o politico, ma che apriva immense praterie di critiche e aspettative, tutte da percorrere per i suoi avversari. Per un’ex pm, un passo falso di questa portata è parso a molti come uno scivolone (fatale) da manuale.

Tensioni con la Casa Bianca e un congedo formale

La rimozione, secondo quanto riferito da fonti interne al governo, arriva dopo settimane di rapporti logorati con la stessa amministrazione Trump. La gestione dei dossier politicamente più sensibili – non solo Epstein, ma anche le inchieste su figure vicine all’opposizione – era diventata oggetto di crescenti rimostranze. La lentezza nel perseguire alcuni avversari dichiarati del presidente, unita a quella indecisione pubblica sui fascicoli più scottanti, aveva eroso la fiducia. Nel momento di comunicare il licenziamento, però, Trump ha usato toni insolitamente concilianti: ha definito Bondi «una grande patriota» e l’ha ringraziata per il lavoro svolto. Un congedo formale, quasi cerimoniale, che non ha però cancellato i fatti. Né ha restituito chiarezza su quei documenti censurati, il cui alone di mistero continua a pesare come un macigno sulla credibilità dell’intero dipartimento.

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