Le Borse europee rialzano la testa, il petrolio scivola sotto i 90 dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo una seduta incoraggiante, i mercati azionari del Vecchio Continente hanno ritrovato il fiato, sospinti da un fattore determinante: il prezzo del petrolio, che è tornato a scendere sotto la soglia psicologica dei novanta dollari al barile. Un’inversione di tendenza, quella del greggio, innescata dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale ha lasciato intendere che una soluzione del conflitto in Iran potrebbe essere imminente. Le sue parole, “la guerra dovrebbe finire molto presto”, hanno agito come un calmante sui mercati, che avevano prezzato nelle settimprecedenti uno scenario di tensione prolungata e un’impennata dei costi energetici. Gli indici, infatti, si sono mossi in territorio positivo per l’intera giornata: a Londra il Ftse 100 ha guadagnato l’1,6 per cento, a Francoforte il Dax è balzato del 2,4%, a Parigi il Cac40 è salito dell’1,79%, mentre a Milano il Ftse Mib ha messo a segno un deciso +2,6%, portandosi a 45.201,69 punti. Una performance, quest’ultima, che ha visto piazza Affari brillare più delle consorelle europee.

Il fattore Trump e la volatilità senza precedenti

Tuttavia, l’ottimismo che ha colorato la seduta non cancella le nubi all’orizzonte, né la natura peculiare di questa fase di mercato. Ci troviamo di fronte a quella che gli analisti definiscono l’era del “fattore Trump”, un contesto in cui le oscillazioni delle attività finanziarie – dal petrolio all’oro, dalle materie prime alle Borse stesse – avvengono a una velocità e con un’ampiezza senza precedenti. Le dichiarazioni del presidente americano, siano esse rilasciate a mezzo stampa, durante un comizio o in un post sui social, hanno il potere di spostare massicci flussi di capitale in pochi minuti. Se da un lato questo crea occasioni enormi di profitto per gli speculatori, dall’altro rende estremamente complesso orientarsi per gli investitori ordinari, quelli con un orizzonte temporale più lungo. La discesa del greggio sotto i 90 dollari, per quanto rassicurante, arriva dopo un balzo che lo aveva portato a ridosso dei 120 dollari, una montagna russa che complica le strategie di chi deve pianificare investimenti e coperture.

Lo sguardo puntato sulle banche centrali

A completare il quadro, e ad aggiungere un ulteriore livello di complessità, c’è l’appuntamento con le banche centrali. L’attenzione degli operatori, dopo aver digerito le parole di Trump sul fronte geopolitico, si è spostata sulle decisioni di politica monetaria. La Federal Reserve, nell’incontro serale, non dovrebbe modificare i tassi d’interesse, e lo stesso copione è atteso per la Banca Centrale Europea nella riunione del giorno successivo. Ma ciò che i mercati scandagliano con maggiore attenzione non è tanto la decisione in sé, quanto le indicazioni che arriveranno dai vertici sull’impatto che il conflitto in Medio Oriente potrebbe avere sulle rispettive economie. Il rischio, per i banchieri centrali, è quello di dover gestire uno shock energetico che, proprio per la sua natura improvvisa e imprevedibile, rende il compito di calmierare l’inflazione senza soffocare la crescita un esercizio di equilibrismo ancora più arduo del solito.

Il petrolio, tra speranze di tregua e rischi di escalation

Il ribasso del petrolio, va detto, è figlio di dichiarazioni contraddittorie che contribuiscono a mantenere alta l’incertezza. Le parole di Trump su una possibile fine imminente del conflitto sono state interpretate come un segnale di distensione, ma non mancano, dall’altra parte, i segnali preoccupanti. Il fatto che il presidente americano abbia più volte ribadito la determinazione a colpire duramente le infrastrutture iraniane, se necessario, tiene il mercato con il fiato sospeso. In questo scenario, il greggio continua a scontare un premio per il rischio geopolitico molto elevato, e ogni dichiarazione, anche la più vaga, viene amplificata. La giornata positiva delle Borse, dunque, rappresenta più che altro un sospiro di sollievo, un momentaneo recupero dopo le perdite patite nelle sedute precedenti, più che l’inizio di una fase rialzista strutturata e consolidata. La volatilità, parola chiave di questi mesi, rimane la padrona incontrastata dei listini.

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