Van der Poel vince a San Gimignano, Del Toro nuova maglia azzurra della Tirreno-Adriatico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La pioggia battente, quella che nel tardo pomeriggio toscano ha reso lo sterrato un tappeto mobile e infido, non ha impedito a Mathieu Van der Poel di alzare le braccia al cielo sotto le torri di San Gimignano. Il campione olandese, otto volte iridato del ciclocross e oggi capitano dell'Alpecin-Premier Tech, ha imposto la sua legge in una volata a tre che sapeva di classica del Nord, andando a riprendersi un successo che alla Corsa dei Due Mari mancava da cinque lunghi anni. Lui, che nella cronometro inaugurale aveva palesemente viaggiato col freno a mano tirato per preservare energie migliori, ha sciolto le riserve nel momento clou, quando la strada ha cominciato a mordere e la selezione naturale ha ridotto il plotone a pochi eletti.

Sono stati 206 i chilometri da Camaiore al cuore medievale della città senese, un tracciato che nella sua seconda parte, dopo il passatoio di Pomarance e la salita di Castelnuovo Val di Cecina, ha offerto il fianco all'imprevedibilità più totale. Il primo a gettare il cuore oltre l'ostacolo, come sua antica consuetudine, è stato Julian Alaphilippe, la cui accelerata ha rotto gli indugi e la linearità del gruppo, creando la prima vera crepa. Poi, però, la corsa è diventata un’altra cosa: Van der Poel ha preso in mano la situazione, ma nel tratto di sterrato più duro, complice una caduta che ha coinvolto Matteo Jorgenson e che ha costretto chiunque a una guida più cauta, la sua fiammata sembrava poter mettere tutti in riga. Non aveva fatto i conti, forse, con la tenacia di un giovane messicano e di un ragazzo marchigiano.

Isaac Del Toro, messicano dell'UAE Team Emirates, non si è fatto prendere dallo sconforto quando la ruota del suo diretto rivale sbandava pericolosamente o quando la forbice sembrava allargarsi. Con una progressione poderosa, fatta di colpi di pedale decisi sul bagnato, è riuscito a ricucire lo strappo, portandosi sulla scia dell’olandese. Insieme a lui, a comporre il trio che avrebbe deciso le sorti della tappa, c'era Giulio Pellizzari. Il ventiduenne della Red Bull-Bora-hansgrohe, che su arrivi di questo tipo deve ancora affinare l'esplosività per competere con mostri sacri, ha dimostrato un coraggio non comune, tenendo la ruota dei due fenomeni e giocandosi le sue carte fino all'ultimo centimetro. Nel finale, sul pavé in pendenza che conduce al traguardo, è stato Pellizzari a tentare per primo lo scatto, quasi a voler sfidare la sorte, ma la replica di Van der Poel è stata chirurgica e inesorabile.

Se la gloria della tappa, con un tempo di 4 ore e 53 minuti, porta la firma del fuoriclasse neerlandese, la sostanza della classifica generale premia invece la regolarità e l'ardore del giovane messicano. Del Toro, infatti, grazie al secondo posto e agli abbuoni conquistati, ha strappato la Maglia Azzurra dalle spalle di Filippo Ganna, piemontese della Ineos, pagando un ritardo di oltre un minuto che lo ha estromesso dalla lotta per il simbolo del primato. Il messicano guida ora la graduatoria con soli tre secondi di vantaggio su un indemoniato Pellizzari, secondo anche in classifica, e tredici lunghezze su Magnus Sheffield, terzo. Una situazione fluida, quella della Tirreno, che vede il podio provvisorio composto da due under 26 e che lascia presagire ulteriori scintille nelle prossime tappe, a cominciare dalla lunga frazione di Magliano de' Marsi.

La caduta di Arensman e il coraggio dei giovani nel tratto in sterrato

Gli ultimi chilometri, segnati da un tratto sterrato di oltre cinque chilometri reso viscido dall'acqua, hanno raccontato anche le disgrazie di chi, come Thymen Arensman, è finito rovinosamente a terra quando la testa della corsa era già proiettata verso l'apoteosi finale. Una caduta che peserà come un macigno sulle sue ambizioni di classifica e che dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, quanto il margine tra l'impresa e il tracollo, in corse come queste, sia spesso sottile quanto l'asfalto bagnato di una curva traditrice. I tre battistrada, nel frattempo, volavano via, con Van der Poel a dettare il ritmo e Del Toro a marcare stretto il rivale, consapevole che un secondo posto, in prospettiva generale, poteva valere molto di più di un azzardo inutile.

PellizzarI, un terzo posto che sa di consacrazione tra i big

L'ingresso a San Gimignano, con le sue strettoie e il pavé lucido di pioggia, ha esaltato le doti tecniche di un trio che ha offerto uno spettacolo degno delle grandi classiche invernali. Se Van der Poel ha confermato di essere un animale da corsa, capace di vincere anche quando la gamba non è perfetta, e Del Toro ha ribadito di essere molto più di una semplice promessa, per Pellizzari questo terzo posto rappresenta una piccola svolta. L'italiano, che lo scorso anno su questi strappi probabilmente avrebbe sofferto maggiormente la potenza degli avversari, oggi ha retto botta, ha attaccato e si è giocato la vittoria senza timori reverenziali, lasciando intravedere una crescita atletica e mentale che fa ben sperare in ottica futura.

Van der Poel fatica ma vince, Del Toro ringrazia e vola in classifica

L'olandese, al traguardo, non ha nascosto le difficoltà incontrate, ammettendo che il livello altissimo dei giovani avversari lo ha costretto a uno sforzo superiore al previsto. E in effetti, vedere il fuoriclasse della Alpecin soffrire su un terreno a lui così congeniale, quasi vittima della sua stessa esitazione in un paio di curve, è stato il segnale più lampante di quanto questa Tirreno stia regalando battaglie senza esclusione di colpi fin dal secondo giorno. Ma la legge del più forte, almeno sulla linea d'arrivo, ha parlato ancora una volta olandese. Del Toro, dal canto suo, può sorridere: la sua classifica generale ora è solida e, in una squadra come la UAE, avere la libertà di giocarsi le proprie carte senza dover fare da scudiero a nessuno, per lui che spesso ha lavorato per Tadej Pogacar, è una responsabilità che sta dimostrando di saper gestire con intelligenza tattica e forza fisica.

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