Donna uccisa a Foggia dopo aver denunciato l’ex: il centro antiviolenza aveva segnalato il rischio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una relazione durata pochi mesi, ma già segnata dalla violenza, è alla base dell’omicidio di Hayat Fatimi, la donna di 46 anni uccisa a coltellate nella notte tra i vicoli del centro storico di Foggia, a pochi passi dalla sua abitazione. Marocchina, cuoca in una mensa, viveva da sola in un piccolo appartamento nei Quartieri Settecenteschi, dove aveva cercato di ricostruirsi una vita dopo aver lasciato l’uomo che, stando alle ricostruzioni, l’avrebbe poi massacrata di coltellate.

Ad aprile, Hayat si era rivolta al centro antiviolenza "Telefono Donna" — legato all’associazione Impegno Donna — spiegando di essere perseguitata dall’ex compagno, connazionale, che durante la relazione si era reso protagonista di episodi di violenza. Per questo aveva deciso di lasciarlo, ma lui non l’aveva accettato: minacce, pedinamenti, una pressione costante che l’aveva spinta a denunciarlo per stalking, ottenendo una misura di protezione con il Codice Rosso. Il centro, valutando la situazione, aveva classificato il rischio come "alto", un allarme che purtroppo si è rivelato fondato.

Nella notte dell’omicidio, Hayat era rientrata a casa in tarda serata per poi uscire di nuovo — forse incontrare qualcuno — quando è stata aggredita. Alcuni residenti, svegliati dalle urla, hanno chiamato la polizia, ma quando gli agenti sono arrivati era già troppo tardi. L’assassino, che secondo le prime indiscrezioni sarebbe proprio l’ex compagno denunciato, era sfuggito al controllo delle forze dell’ordine nonostante la segnalazione: senza fissa dimora, non era stato arrestato dopo la denuncia, lasciando la donna in balia di un destino annunciato.

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