Artemisia, il centro antiviolenza di Firenze espulso dalla rete nazionale D.i.Re

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La frattura, che si è consumata nell'assemblea nazionale di D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, ha un epicentro preciso e una questione di principio che non ammette deroghe. L'espulsione di Artemisia, associazione di Firenze tra le socie fondatrici della rete stessa, sancisce la fine di un rapporto trentennale, segnando un solco profondo nell'universo del contrasto alla violenza di genere. La decisione, maturata dopo un iter definito "doloroso e condiviso", è stata ratificata a maggioranza, con sette astensioni e nessun voto contrario, come ha precisato la presidente Cristina Carelli, chiudendo così anche la porta a un eventuale ricorso presentato dall'associazione fiorentina.

Il nodo irrisolvibile: la presenza di soci uomini

Al cuore della controversia, che ha portato alla radicale scissione, vi è un'interpretazione diametralmente opposta dello statuto associativo. Artemisia, la cui azione si dipana sul territorio fiorentino e metropolitano occupandosi di contrasto a ogni forma di violenza su donne e minori, fonda la sua organizzazione su uno statuto che, diversamente da quello di D.i.Re, non prevede l'esclusività femminile per l'adesione. È questa accettazione di soci uomini, sebbene probabilmente circoscritta a ruoli specifici, a costituire la violazione ritenuta insanabile, l'elemento di incoerenza che la rete nazionale non è disposta a tollerare, considerandolo una garanzia fondamentale per le donne che si rivolgono ai centri.

Una storia lunga e una rottura inevitabile

La delegazione di Artemisia, composta da membri del suo consiglio direttivo, era presente all'assemblea, a testimonianza di un legame che non si è spezzato senza un confronto. L'associazione, che promuove i diritti alla libertà e all'integrità delle persone, si trova ora a dover proseguire la sua attività al di fuori del principale coordinamento nazionale, un fatto che certamente avrà ripercussioni sul suo posizionamento e, forse, sulle sue risorse. La posta in gioco, al di là delle questioni procedurali, tocca il delicatissimo tema dell'identità e dei confini dei luoghi che per vocazione devono essere un rifugio sicuro, dove la gestione e la presenza sono viste come elementi costitutivi di un approccio che per molti deve rimanere saldamente ancorato a una leadership femminile.

Le implicazioni di un principio non negoziabile

L'episodio, al di là del caso specifico, getta una luce cruda sulle tensioni che percorrono il settore, mostrando come visioni differenti sull'organizzazione e sulla composizione dei centri possano condurre a esiti irrevocabili. La scelta di D.i.Re, che ha posto la coerenza statutaria al di sopra di una lunga storia comune, delinea un perimetro operativo molto rigido, sottolineando come per la rete alcuni principi siano considerati non negoziabili. Da una parte, dunque, rimane la fermezza di un coordinamento che difende la sua linea; dall'altra, prosegue il lavoro di una realtà storica che, pur privata di quel riconoscimento, continuerà la sua opera secondo le proprie regole fondative.

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