Roma, allarme dei centri antiviolenza: "Lasciamo sole due donne su tre"
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Redazione Interno
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Monica Lucarelli, assessora alle Pari opportunità del Campidoglio, lancia un appello al governo: «Mancano fondi e strutture, e siamo costretti a respingere il 67% delle richieste d’aiuto». A Roma, i quattordici centri antiviolenza comunali – presto sedici, con l’apertura di due nuove sedi nei Municipi VI e X – non bastano per far fronte all’emergenza. «Sono i quartieri con le situazioni più critiche», spiega Lucarelli, sottolineando come la rete, seppur articolata, sia insufficiente.
Oltre ai centri, il Comune gestisce tre case rifugio, cinque appartamenti di semi-autonomia e altrettanti di seconda autonomia, tutti collegati al numero antiviolenza 1522, attivo 24 ore su 24. La Regione Lazio, dal canto suo, contribuisce con cinque strutture, quattro sportelli e tre punti d’ascolto negli ospedali San Camillo, Grassi e Gemelli. Ma i numeri, evidentemente, non tengono il passo con la domanda.
Intanto, due casi di femminicidio hanno riacceso il dibattito. Sara Campanella, studentessa universitaria di 22 anni, è stata uccisa il 31 marzo alla fermata di un bus a Messina da un collega di studi. Pochi giorni prima, il 26 marzo, Ilaria Sula, stessa età, veniva strangolata a Roma dall’ex fidanzato, che ne ha occultato il corpo in una valigia. «L’amore non c’entra con l’ossessione», ha dichiarato l’uomo durante gli interrogatori, ammettendo il movente: gelosia.




