Flaminio, la Soprintendenza blocca le voci: «Nessun accordo con la Lazio, solo esami preliminari»
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Redazione Sport
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Le voci di un'intesa già siglata tra la Lazio e la Soprintendenza per il progetto di ristrutturazione dello storico stadio Flaminio vengono smentite in modo categorico dalla stessa soprintendente speciale per il Comune di Roma, Daniela Porro. Intervenuta ai microfoni di Radio Roma Sound, la funzionaria pubblica ha tagliato corto sulle speculazioni degli ultimi giorni, chiarendo che il percorso per il ritorno del club biancoceleste nell'impianto di via del Foro Italico si trova ancora in una fase totalmente esplorativa.
Le parole di Daniela Porro e lo stato della conferenza
Daniela Porro ha puntualizzato che l'ente di tutela sta attualmente esaminando un documento tecnico definito "studio di pre-prefattibilità", un gradino ancora preliminare rispetto a quello che solitamente viene sottoposto all'attenzione degli uffici per un'opera di questa portata. «È in corso una conferenza di servizi preliminare - ha spiegato la soprintendente - e stiamo esaminando per quanto riguarda le nostre competenze il progetto che ci è stato presentato».
La conferenza, come sottolineato dal funzionario, non si è ancora chiusa con alcuna intesa vincolante, tanto meno con una firma apposta in calce a un verbale definitivo che autorizzi l'avvio dei lavori.
Smentita secca dopo le indiscrezioni estive
Le dichiarazioni di Porro arrivano a smorzare l'entusiasmo che si era diffuso negli ambienti romanisti e laziali, dove nei mesi estivi si era tornati a discutere con insistenza dell'ipotesi di assegnare al Flaminio una nuova vita come casa della Lazio. L'operazione, che coinvolgerebbe il club di via Formello e il Comune di Roma in una complessa partita urbanistica e burocratica, è da tempo al centro delle cronache locali, ma la posizione della Soprintendenza speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio resta piuttosto netta.
Nessuno ha sottoscritto nessun accordo, ha ribadito la soprintendente, mettendo in chiaro che l'esame documentale è ancora in itinere e che ogni eventuale decisione dovrà passare al vaglio di molteplici vincoli, a partire da quelli architettonici e paesaggistici.
Le implicazioni del progetto e la posizione del club
La possibilità che la Lazio abbandoni l'Olimpico per trasferirsi stabilmente al Flaminio rappresenta uno dei temi più caldi della stagione sportiva e amministrativa nella capitale. Per la società biancoceleste, la realizzazione di un impianto di proprietà o comunque dedicato esclusivamente alle proprie partite costituisce un obiettivo strategico di lungo periodo, in linea con le tendenze del calcio europeo.
Tuttavia, l'iter per rendere agibile l'impianto di via del Foro Italico, simbolo delle Olimpiadi del 1960 ma ormai in stato di abbandono da diversi anni, è costellato da ostacoli di natura tecnica e amministrativa. La Soprintendenza, attraverso la voce del suo vertice, ha voluto chiarire che al momento non esiste alcun via libera formale, né tantomeno una trattativa avanzata in grado di far presupporre una soluzione a breve termine.
Un iter ancora lungo per il ritorno al Flaminio
La conferenza di servizi preliminare, in corso in questi giorni, rappresenta solo il primo atto di un processo che potrebbe protrarsi per mesi, se non anni, prima di arrivare a un eventuale progetto esecutivo. Gli uffici della Soprintendenza stanno valutando lo studio di prefattibilità presentato dalla Lazio, ma il giudizio riguarderà aspetti meramente tecnici e di compatibilità con le normative di tutela dei beni culturali, senza anticipare alcuna decisione politica o urbanistica.
Porro ha insistito sulla natura ancora interlocutoria del confronto, evitando di alimentare quelle speranze che, in assenza di atti ufficiali, rischierebbero di rivelarsi premature. Il futuro del Flaminio, quindi, resta appeso a un filo burocratico, e per i tifosi biancocelesti non resta che attendere gli sviluppi di un dialogo che, almeno per ora, non ha prodotto i frutti sperati.
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