Applausi da record a Venezia per il Frankenstein di Guillermo Del Toro

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Tredici minuti di standing ovation, i più lunghi finora registrati in questa ottantaduesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, hanno salutato nella notte la presentazione in concorso di «Frankenstein» di Guillermo Del Toro. Un'accoglienza trionfale, tributata dalla stampa internazionale e dal pubblico nella Sala Grande, che candida la pellicola a pieno titolo tra i favoriti per l’ambito Leone d’oro. L’entusiasmo, che si è prolungato ben oltre la durata convenzionale di tali riconoscimenti, sottolinea l’attesa che ha circondato l’opera del regista messicano, noto maestro di un horror gotico e profondamente letterario.

L’opera, che si presenta con il respiro e la struttura di un kolossal, viene descritta dall’autore non come un mero horror bensì come una «favola nera». Il film, una nuova trasposizione del classico senza tempo di Mary Shelley, si sviluppa come una parabola complessa e immaginifica che esplora, con la consueta maestria visiva del regista, i temi del rapporto tra padri e figli e dei limiti dell’ambizione umana. Il suo cuore narrativo, tuttavia, batte soprattutto attorno all’importanza del perdono e alla disperata necessità di preservare la propria umanità anche di fronte all’orrore.

A impreziosire l’operazione, oltre ai giganteschi set costruiti appositamente e al limitato ricorso agli effetti digitali – scelta dettata dalla volontà di offrire agli interpreti una recitazione il più possibile «pura» – un cast stellare di prim’ordine. Tra i quali spiccano i nomi di Oscar Isaac, nei panni del dottor Frankenstein, e di Jacob Elordi, che dà volto e corpo alla Creatura; affiancati da Mia Goth, Christoph Waltz e Felix Kammerer, tutti protagonisti di un red carpet generoso con i fan prima della proiezione.

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