Il Frankenstein di del Toro incanta Venezia con tredici minuti di applausi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Guillermo del Toro ha conquistato la Sala Grande della Mostra del Cinema di Venezia, dove la sua attesissima rivisitazione di «Frankenstein» ha ottenuto, sabato 30 agosto, la standing ovation più lunga di questa edizione del festival: un trionfo di tredici minuti ininterrotti, scanditi da un applauso che non accennava a placarsi, per un film che si presenta non come un horror ma come una favola nera dal respiro epico.
La pellicola, che vanta un cast stellare del quale fanno parte nomi del calibro di Oscar Isaac, Jacob Elordi – che interpreta la Creatura – Mia Goth e Christoph Waltz, è stata accolta come un kolossal dal cuore profondamente umano. Del Toro, da sempre cantore del weird-romantico, costruisce una parabola dolorosa e immaginifica che, muovendosi dal rapporto padri-figli e dall’ambizione che travalica ogni limite, approda a una riflessione sull’importanza del perdono e sulla necessità di conservare la propria umanità.
Tecnicamente, il regista messicano ha optato per una scelta anti-contemporanea, preferendo alla computer grafica set fisici e imponenti costruiti appositamente, un metodo che – come egli stesso ha sottolineato – permette agli attori di calarsi completamente nella scena e di dare il meglio della loro recitazione. Una cura maniacale per il dettaglio che traspare in ogni fotogramma.




