Arianna Fontana e il ghiaccio di Milano-Cortina, tra un quinto posto, una caduta e l’incubo per la polacca Sellier

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il suo sesto ciclo olimpico si è chiuso con il dolore fisico di una botta rimediata nel corso di una caduta che avrebbe potuto avere conseguenze ben più tragiche per una delle sue avversarie, e con il peso specifico di una domanda, quella sul futuro, alla quale al momento non sa e non vuole dare una risposta. Arianna Fontana, la pattinatrice più medagliata nella storia dello sport italiano, ha concluso la finale dei 1.500 metri dello short track in quinta posizione, un piazzamento che, per una come lei abituata a lottare per il podio, assume i contorni di un risultato comunque prezioso se letto attraverso la lente delle difficoltà affrontate. “A dicembre non sapevo cosa aspettarmi – ha spiegato la campionessa azzurra ai microfoni della Rai, con il fiatone ancora per lo sforzo e la contusione che già pulsava – dopo l’infortunio in queste condizioni l’obiettivo era arrivare in finale, le ho fatte tutte, per me è un grandissimo risultato”. Un’analisi che suona come una presa d’atto realistica, priva di auto-assoluzioni, ma che non può prescindere dal contesto di una gara funestata da un incidente terribile, che ha visto la polacca Kamila Sellier finire in barella con il volto sanguinante dopo essere stata colpita dalla lama di un pattino.

Era il quarto di finale, e le immagini che hanno fatto rapidamente il giro del mondo raccontano di una frazione di secondo in cui lo sport si trasforma in un incubo. La statunitense Kristen Santos-Griswold, autrice di una manovra di sorpasso irregolare che le sarebbe poi costata la squalifica, è caduta rovinosamente, e nella scivolata la lama del suo pattino ha raggiunto il volto della Sellier, provocandole un profondo taglio in prossimità dell’occhio sinistro. La gara è stata immediatamente interrotta, e un telo bianco è stato steso attorno all’atleta polacca per schermare la scena al pubblico, mentre i sanitari correvano in pista e la stessa Fontana, coinvolta nell’incidente e costretta a farsi massaggiare l’anca più volte, assisteva impotente. Per fortuna, come è stato poi riferito dai medici, gli occhiali protettivi indossati dalla Sellier hanno evitato che la lama penetrasse nell’occhio, e la ragazza, trasportata via in barella, ha avuto la forza di alzare un pollice verso il pubblico per rassicurarlo. Ma la scia di sangue rimasta sul ghiaccio, che gli addetti hanno dovuto ripulire prima di poter riprendere la competizione, è rimasta impressa nella memoria di tutti come uno degli episodi più angoscianti di questa edizione dei Giochi.

Superato lo spavento e ripresa la corsa, per Fontana è iniziato un altro tipo di battaglia. Quella per ritrovare la concentrazione, per superare l’indolenzimento e per provare a inseguire quella che sarebbe stata la sua quindicesima medaglia olimpica, un traguardo che l’avrebbe portata da sola sul podio delle atlete più decorate di sempre ai Giochi invernali. Non è bastato, e la finale l’ha vista chiudere alle spalle delle coreane, delle olandesi e della canadese, in una serata che ha visto l’Italia dello short track consolarsi con il bronzo della staffetta maschile vinto da Pietro Sighel, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser e Andrea Cassinelli. Un risultato di squadra che non ha però lenito la fatica fisica e mentale della campionessa di Bormio, alla quale, una volta spente le telecamere, è stato rivolto l’interrogativo che tutti, nel mondo del ghiaccio, si stanno ponendo: rivedremo Arianna Fontana su una pista olimpica tra altri quattro anni, magari proprio in occasione dei Giochi del 2030?

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