La Coppi e Bartali cambia volto e territorio: oggi il via da Barbaresco con 175 corridori
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Redazione Sport
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È il giorno del grande spostamento, non solo geografico ma anche simbolico, per la Settimana Internazionale Coppi e Bartali, che prende il via oggi, mercoledì 25 marzo, da Barbaresco per concludersi domenica a Gemona del Friuli. La corsa, giunta alla 41esima edizione, abbandona la sua tradizionale cornice emiliana per trasferirsi integralmente nel nord Italia, snodandosi da ovest verso est attraverso quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Una scelta, quella degli organizzatori del Gruppo Sportivo Emilia, che ridisegna completamente i connotati di una competizione che, pur mantenendo il suo carattere di gara a tappe con percorsi mossi, si presenta con un’identità inedita, fatta di strade nuove e di un percorso complessivo di 819,7 chilometri suddivisi in cinque frazioni.
La prima di queste, la Barbaresco-Barolo, si sviluppa interamente tra l’Astigiano e l’Albese, un territorio di colline e vigneti che per un giorno si trasforma nel palcoscenico principale del ciclismo italiano. Sono 175 i corridori al via, un numero che testimonia l’alto appeal della competizione, e a loro si aggiunge una carovana di oltre 130 automezzi al seguito, a comporre un ingranaggio logistico di notevoli dimensioni. La partenza, prevista per le 11.40, sarà preceduta dalla presentazione delle squadre che avrà luogo in via Torino, di fronte alla chiesa di Barbaresco. Da lì, il serpentone dei velocisti e degli scalatori si metterà in marcia verso Alba, attraversando la città in un percorso che toccherà viale Cherasca, corso Coppino, via Don Alberione, piazza Michele Ferrero, corso Italia, corso Langhe e corso Cortemilia, prima di inoltrarsi verso le salite che conducono a Manera e ridiscendere verso Cossano.
Un percorso meno esigente ma non privo di insidie, con il GPM di La Morra a fare selezione
L’analisi del tracciato rivela una scelta organizzativa che punta a rinnovare la gara senza snaturarla. Sebbene la tradizione voglia una competizione spesso caratterizzata da cronometro individuali, questa edizione conferma la tendenza recente di non includere prove contro il tempo, preferendo una successione di tappe che, in alcuni casi, si presentano solo lievemente mosse, aprendo potenzialmente a scenari di volata per velocisti dotati di una buona resistenza alle brevi asperità. La prima frazione, con i suoi 162,3 chilometri, fa eccezione proprio per la presenza del Gran Premio della Montagna posto su La Morra, un tratto che gli addetti ai lavori indicano come il punto cruciale della giornata, capace di smistare le gerarchie e di favorire quei corridori, come il giovane Lorenzo Finn, che cercano l’anticipo giusto per guadagnare secondi preziosi in ottica classifica generale.
L’assenza del cronometro rende la conquista dei piazzamenti di tappa e degli abbuoni ancora più strategici, spostando il baricentro della corsa sulla capacità di leggere le fasi più convulse e sulla forza di un gruppo che, seppur privo dei grandi favoriti delle classiche monumento, schiera formazioni di alto livello. La scelta di uscire dall’Emilia-Romagna, regione storica della manifestazione, rappresenta una scommessa che trasforma la Settimana in un vero e proprio viaggio itinerante, costringendo squadre e atleti a un adattamento continuo non solo alle variazioni altimetriche, ma anche al cambio di contesto territoriale.
La macchina organizzativa si sposta con la carovana: numeri e logistica di una corsa in trasferta
La complessità dell’operazione si misura nei numeri: 175 atleti in rappresentanza delle principali formazioni del panorama internazionale, ciascuno con il proprio bagaglio di aspettative e con il proprio ruolo all’interno di una squadra. Il loro passaggio richiede una regia capillare, che non si limita alla sola chiusura stradale ma coinvolge anche i servizi ferroviari locali, già modificati per consentire il regolare svolgimento della competizione senza creare disagi insormontabili alla viabilità ordinaria. È un sistema che si muove su due binari paralleli, quello della performance sportiva e quello dell’accoglienza logistica, dove i 130 automezzi al seguito – tra ammiraglie, auto di scorta, motociclette e mezzi di supporto – costituiscono una città in movimento che per cinque giorni vivrà a contatto con il territorio.
La tappa inaugurale, con il suo svolgimento interamente confinato tra le colline del Cuneese e dell’Astigiano, rappresenta il primo banco di prova per questa nuova formula. L’attenzione è tutta concentrata sulle dinamiche di gara, su come i 175 partenti affronteranno i primi chilometri e su come si posizioneranno in vista della frazione di domani, quando la corsa inizierà a spostarsi verso est, lasciando gradualmente le Langhe per addentrarsi nelle pianure lombarde e venete prima del gran finale in Friuli.
Un’edizione che segna una cesura con il passato e si apre a nuovi scenari
Quella che prende il via oggi non è quindi la consueta trasferta emiliana, ma una competizione che ha scelto di rinnovarsi nel profondo, modificando il proprio DNA geografico per abbracciare un pubblico più ampio. La decisione di stravolgere il percorso rispetto a tutte le edizioni passate – mantenendo sì l’identità di gara per scalatori ma alleggerendo il carico complessivo con alcune tappe meno impegnative – suggerisce una volontà precisa di adeguare la proposta sportiva alle nuove dinamiche del calendario ciclistico, offrendo al contempo un’occasione di visibilità a territori che raramente ospitano frazioni di una corsa a tappe di tale prestigio.
Mentre il gruppo si prepara ad affrontare i 162,3 chilometri che separano Barbaresco da Barolo, lo sguardo è già proiettato alle tappe successive, ma il risultato della prima frazione sarà determinante per delineare le prime gerarchie. Con la pioggia che talvolta caratterizza questi avvii di stagione o con il sole a illuminare i filari, la carovana si muove comunque con la precisione di un orologio, scandita dagli orari di transito prestabiliti e dalla necessità di onorare un percorso che attraversa centri abitati e strade secondarie, trasformando ogni curva in una potenziale occasione o in un insidia.




