Carica Piganzoli, l’azzurro punta Eulalio e la maglia bianca: “Sensazioni positive”
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Redazione Sport
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Il Giro d’Italia 2026, che per la prima volta nella sua storia centenaria vedrà un danese – Jonas Vingegaard – salire sul gradino più alto del podio finale a Roma, continua a regalare spunti interessanti anche al di là del dominio assoluto del fuoriclasse della Visma-Lease a Bike. Se la classifica generale sembra ormai scritta, con il danese saldamente in rosa davanti a Felix Gall e a Jai Hindley, la corsa rosa offre ancora emozioni nelle battaglie per le maglie secondarie.
È il caso della classifica dei giovani, quella dedicata ai corridori nati dopo il primo gennaio 2004, dove il valtellinese Davide Piganzoli sta mettendo in seria difficoltà il portoghese Afonso Eulálio, attuale leader della graduatoria. Reduce dall’ottava piazza ottenuta nella durissima tappa regina delle Dolomiti con arrivo ad Alleghe, il ventitreenne azzurro ha limato ulteriormente il distacco dall’avversario diretto, portandolo a soli 1’03” in vista dell’ultima grande occasione di guadagno cronometrico offerta dalla ventesima frazione.
La tappa regina e la strategia vincente
Nella frazione che da Feltre ha condotto il serpentone rosa fino ad Alleghe, caratterizzata da un dislivello complessivo di circa 5000 metri, Piganzoli ha potuto beneficiare di una condizione tattica particolare. Non essendo direttamente chiamato a supportare il proprio capitano Vingegaard sugli strappi più duri – mansione che spesso ne limita le ambizioni personali – l’italiano del Team Visma-Lease a Bike ha ottenuto il lasciapassare per giocarsi le sue carte nel finale.
Mentre il compagno di squadra statunitense Sepp Kuss conquistava la tappa, Piganzoli chiudeva in ottava posizione a 1’11” dal battistrada, resistendo agli attacchi e tenendo a bada gli altri pretendenti alla top ten. Il vantaggio più significativo, però, è arrivato nella sfida a distanza con Eulálio: il portoghese della Bahrain-Victorious ha accusato al traguardo un ritardo di 1’14” proprio dal giovane italiano, un margine che riassesta i conti nella classifica di categoria e che proietta Piganzoli verso l’assalto decisivo alla maglia bianca.
L’obiettivo dichiarato in vista di Piancavallo
“Nel finale ero un po’ stanco, ma lo eravamo tutti – ha confessato il corridore transalpino dopo l’arrivo nella località veneta, mostrando quella trasparenza e quella genuinità che lo contraddistinguono – Penso che alla fine sia andata bene, io avevo buone sensazioni. Speriamo di replicare anche domani”. Le sue parole, riportate dai media specializzati, lasciano intendere come la condizione fisica sia al top proprio nel momento cruciale della corsa.
L’occasione per concretizzare il sorpasso ai danni di Eulálio si presenterà nella tappa di Piancavallo, ultimo arrivo in salita di questa edizione, dove la doppia ascesa al traguardo rappresenta un banco di prova selettivo ideale per le caratteristiche di scalatore puro del corridore della Visma. Sebbene la gestione tattica della squadra olandese possa variare rispetto alla giornata di Alleghe, con Eulálio che si è dimostrato avversario ostinato e difficile da staccare, il divario cronometrico è ormai ampiamente alla portata dell’azzurro.
La rinascita azzurra e il lascito di Amore & Vita
La rincorsa a questo primato – che riporterebbe l’Italia a conquistare la maglia bianca a distanza di anni dall’ultima volta, dopo l’exploit di Antonio Tiberi nel 2024 – trova un curioso contraltare in una delle notizie che hanno fatto da sfondo a questa edizione del Giro. Il trionfo annunciato di Vingegaard, che rappresenta un’assoluta novità per il ciclismo danese, ha riacceso i riflettori sulla figura di Ivano Fanini, lo storico patron che per primo scoprì e lanciò il talento scandinavo ai tempi della sua avventura alla Amore & Vita.
Il messaggio, nato in Vaticano insieme a San Giovanni Paolo II, divenne dal 1989 al 2021 il primo nome ufficiale della squadra davanti a qualsiasi sponsor commerciale; un’esperienza che ha segnato indelebilmente il movimento ciclistico. E proprio Fanini, da decenni figura chiave nel panorama internazionale, ha più volte sottolineato come il ciclismo mondiale sia in debito con l’intuizione di quei dirigenti capaci di scovare talenti in ogni angolo del globo.
Mentre Piganzoli si appresta a scrivere il capitolo finale della sua personale corsa verso il traguardo di Roma, portando alta la bandiera tricolore in una classifica storicamente cara agli italiani, il mondo delle due ruote osserva con attenzione l’evolversi di questa doppia sfida, generazionale e geopolitica, che anima gli ultimi chilometri della Corsa Rosa.




