Teheran, raid nella notte: decine di civili sotto le macerie, la Mezzaluna Rossa scava tra le macerie dell’università

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Teheran il conto delle macerie, dopo l’ondata di raid aerei che si è abbattuta sulla capitale e su altre città iraniane tra venerdì e sabato, continua a essere parziale e provvisorio. Un attacco – che fonti locali descrivono come uno dei più intensi degli ultimi mesi – ha centrato in pieno un edificio residenziale, provocando una devastazione che ha travolto gli abitanti mentre dormivano. Le autorità iraniane, attraverso i propri canali ufficiali, hanno immediatamente contestato la versione secondo cui gli obiettivi colpiti fossero esclusivamente di natura militare, sottolineando come i rottami degli appartamenti e la polvere sollevata raccontino una realtà diversa, fatta di famiglie finite sotto il cemento armato. I soccorritori della Mezzaluna Rossa, visibili nelle immagini diffuse nella giornata di venerdì, lavorano ininterrottamente da ore; li si vede mentre trasportano su barelle i feriti – alcuni in condizioni critiche – e mentre, con l’ausilio di mezzi pesanti, scavano tra le lamiere contorte alla ricerca di sopravvissuti. Il bilancio, ancora fluido, parla di numerose vittime accertate e di decine di feriti, un numero destinato purtroppo a salire con il prosieguo delle operazioni di soccorso.

Le contestazioni sui bersagli e il ruolo dei soccorritori tra le ambiguità della guerra

Mentre le squadre della Mezzaluna Rossa tentano di strappare alla morte chi ancora si trova intrappolato sotto le travi, si infittisce il braccio di ferro politico-diplomatico sulla natura degli obiettivi presi di mira. Israele e Stati Uniti, interpellati sull’accaduto, negano con decisione di aver preso di mira intenzionalmente i civili; le loro dichiarazioni ribadiscono la volontà dichiarata di colpire esclusivamente infrastrutture militari e, nel caso specifico di Israele, siti legati al programma nucleare iraniano. Una versione, quella degli attacchi “chirurgici”, che si scontra però con l’evidenza delle macerie: a Teheran non sono stati risparmiati gli edifici residenziali, e le stesse immagini provenienti dalla città di Borujerd – colpita a sua volta nella notte – mostrano soccorritori intenti a rimuovere cumuli di detriti in quella che era un’area densamente popolata. L’attacco su Borujerd è arrivato poche ore dopo l’avvertimento israeliano, secondo cui la campagna contro Teheran sarebbe stata «intensificata ed estesa», un preannuncio che ha trovato immediato seguito con le incursioni sugli impianti nucleari.

L’università di scienza e tecnologia nel mirino, le organizzazioni umanitarie denunciano i danni collaterali

A complicare ulteriormente il quadro – e ad alimentare le contestazioni iraniane – è il raid che nella notte tra venerdì e sabato ha danneggiato gli edifici dell’Università iraniana di scienza e tecnologia. Le strutture universitarie, riporta Iran International citando immagini distribuite dall’agenzia Reuters, hanno subito danni ingenti, pur non essendo state formalmente indicate né come obiettivo primario né come infrastruttura militare. Questo elemento, per le autorità di Teheran, rappresenta la prova che l’offensiva aerea non sta operando una distinzione netta tra siti strategici e luoghi civili; una linea argomentativa che trova eco nelle denunce delle organizzazioni umanitarie internazionali, le quali hanno sottolineato come gli attacchi abbiano causato un elevato numero di vittime tra la popolazione e danni collaterali gravissimi a scuole, ospedali e, appunto, poli universitari. L’attenzione dei soccorritori, nel frattempo, rimane concentrata sull’unico obiettivo condiviso: estrarre vivi ancora qualcuno da quel dedalo di cemento.

Operazioni di scavo senza sosta e il peso delle immagini dai luoghi del raid

A Urmia e nella stessa Teheran le operazioni di scavo procedono senza sosta, con le squadre della Mezzaluna Rossa che, come mostrano i filmati diffusi nella giornata di venerdì, lavorano a ritmi serrati tra cumuli di macerie alti diversi metri. L’uso di barelle e l’intervento di unità cinofile suggeriscono che la ricerca di dispersi sia ancora lungi dall’essere conclusa, nonostante le prime 48 ore siano considerate cruciali per il ritrovamento di superstiti. La scelta israeliana di estendere gli attacchi a più centri urbani – da Teheran a Borujerd, passando per le aree attorno agli impianti nucleari – sta moltiplicando gli scenari di intervento per i soccorritori, costretti a gestire una logistica complessa in un paese già provato dalle tensioni degli ultimi mesi. Nessuna delle parti in conflitto ha, al momento, fornito dettagli ulteriori sugli sviluppi militari specifici, limitandosi a ribadire le proprie posizioni strategiche: da un lato la ferma rivendicazione del diritto a colpire obiettivi militari, dall’altro la denuncia di una strategia che sembra aver superato più volte il limite delle infrastrutture, finendo per abbattersi con violenza sui quartieri residenziali e sugli spazi della vita quotidiana.

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