Russia, calo storico per Putin: fiducia ai minimi, allarme crisi bancaria e Pil in frenata

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il consenso intorno al presidente russo Vladimir Putin continua a erodersi in modo significativo, con gli ultimi rilevamenti statistici che certificano un calo della fiducia ai minimi storici da quando è iniziata l'invasione dell'Ucraina, mentre l'economia nazionale mostra chiari segnali di cedimento e il sistema bancario viene descritto come una polveriera pronta a esplodere.

Secondo le interviste condotte dal centro di ricerca statale VTsIOM tra il 22 e il 28 giugno, l'indice di approvazione dell'operato del leader del Cremlino è sceso al 66,9%, segnando una flessione di 3,5 punti percentuali in una sola settimana, il dato più basso degli ultimi otto anni se si escludono brevi picchi negativi registrati in precedenza.

Parallelamente, la quota di cittadini che dichiara apertamente di non gradire la gestione del presidente è salita al 21%, in crescita rispetto al 19,7% della settimana precedente, mentre l'indice di fiducia "aperto", quello in cui gli intervistati devono indicare spontaneamente il politico in cui riporre maggiore fiducia senza che il nome di Putin venga suggerito, sarebbe crollato addirittura sotto la soglia del 30%, toccando il 29,5% ad aprile, tanto da indurre il VTsIOM a sospenderne la pubblicazione.

La crisi del carburante e l'impopolarità

A incidere pesantemente sul gradimento del presidente, come emerge dall'analisi dei dati, è stata la grave crisi del carburante che nella seconda metà di giugno ha paralizzato diverse regioni del paese, con code chilometriche davanti ai distributori e prezzi della benzina che in alcune località hanno superato gli 80 rubli al litro.

A differenza di precedenti crisi politiche o militari, la penuria di benzina e diesel ha colpito direttamente il portafoglio e la vita quotidiana dei cittadini, generando un malcontento diffuso che gli esperti indicano come il principale fattore del crollo di popolarità; la stessa impennata dei prezzi dei carburanti ha provocato un effetto domino sull'intera filiera logistica e alimentare, contribuendo ad alimentare l'inflazione e le difficoltà economiche delle famiglie.

Per cercare di arginare l'emorragia di consensi, il Cremlino ha moltiplicato le uscite pubbliche del presidente, che tra aprile e maggio ha preso parte a oltre 60 eventi, un numero superiore a quello dei primi tre mesi dell'anno, cercando di rinsaldare il legame con la popolazione attraverso incontri e visite ufficiali, anche se gli spostamenti nelle regioni russe sono rimasti limitati a causa delle preoccupazioni per la sicurezza personale.

L'allarme dell'intelligence europea sul sistema bancario

Mentre la fiducia popolare vacilla, il quadro economico si tinge di nubi sempre più minacciose, come documenta un rapporto dell'intelligence di uno Stato europeo, visionato da Reuters, che mette in guardia contro il rischio concreto di una crisi bancaria "esplosiva" in Russia.

Il documento di due pagine, preparato nelle ultime settimane per informare i funzionari dell'Unione Europea in vista del prossimo pacchetto di sanzioni, sottolinea come gli istituti di credito russi si siano fatti carico di una parte sproporzionata del peso dell'economia di guerra, accumulando rischi enormi attraverso la concessione di prestiti agevolati a imprese della difesa, a progetti statali e a mutuatari privati, in un contesto di crescente indebitamento delle famiglie e di deterioramento della qualità degli attivi.

La situazione descritta nel rapporto, intitolato "Nota sulla probabilità di una crisi bancaria in Russia nel 2026", è quella di un'illusione di dinamismo economico che in realtà nasconde una situazione esplosiva, che uno shock esterno come un ambizioso pacchetto di sanzioni contro le banche potrebbe innescare da un momento all'altro.

Secondo le stime del documento, circa il 10% dei prestiti alle imprese sarebbe già da considerarsi a rischio, con un forte incremento rispetto al 2024, e alcuni grandi istituti avrebbero registrato nel 2025 tassi di sofferenza sui prestiti al dettaglio fino al 15%, mentre oltre 500.000 russi hanno dichiarato bancarotta nel corso del 2025, un aumento di quasi un terzo rispetto all'anno precedente.

Economia in frenata: il Pil cresce solo dello 0,2%

A completare un quadro congiunturale tutt'altro che roseo, ci sono i dati sulla crescita economica, che confermano un netto rallentamento dell'attività produttiva: nei primi cinque mesi del 2026 il Pil è aumentato appena dello 0,2%, un dato in deciso calo rispetto all'1% dello stesso periodo del 2025 e molto distante dai ritmi sostenuti del biennio precedente, a testimonianza del fatto che la spinta garantita dalla produzione bellica non è più sufficiente a trainare l'intero sistema.

Se da un lato la Banca Centrale russa prevede una lieve ripresa nella seconda parte dell'anno, con una stima di crescita intorno allo 0,5% per il primo semestre, dall'altro il Ministero dello Sviluppo Economico ha già tagliato le proprie previsioni per il 2026 allo 0,4%, un netto ribasso rispetto all'1,3% stimato in precedenza, segnale di un'attenuazione della resistenza dell'economia russa alle sanzioni e alle tensioni internazionali.

La combinazione di questi fattori – il crollo della fiducia nel leader, il pericolo di una crisi bancaria e la stagnazione economica – dipinge un quadro di crescente vulnerabilità per il paese, proprio mentre l'Unione Europea si appresta a varare un nuovo e più incisivo pacchetto di sanzioni che potrebbe colpire duramente il settore finanziario e le reti di criptovalute, rappresentando un ulteriore banco di prova per la tenuta del sistema russo.

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