In Russia torna la corsa al contante, bancomat a secco e tasse alle stelle: «Soldi sotto al materasso»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Quella che fino a poco tempo fa sembrava soltanto un'espressione colloquiale, un modo di dire rimasto in auge per descrivere la propensione al risparmio più tradizionalista, sta diventando una pratica diffusa e un preoccupante indicatore economico nella Russia di Vladimir Putin.

L'abitudine di tenere i risparmi "sotto al materasso" è tornata prepotentemente di moda, alimentata da una combinazione esplosiva di fattori che vanno dall'aumento della pressione fiscale alle interruzioni della rete internet, fino a una crescente sfiducia nei confronti del sistema bancario tradizionale, come documentato da diverse inchieste giornalistiche, tra cui un recente reportage della Bbc.

La scena che si ripete sempre più spesso nelle città russe, a partire dalla capitale Mosca, è quella di cittadini alla caccia di un bancomat che abbia ancora contanti da erogare, in un Paese che solo pochi anni fa era considerato uno degli avamposti globali della finanza digitale.

Un'impennata di rubli fuori dal sistema

I numeri parlano chiaro e dipingono un quadro di forte contrazione della fiducia nell'economia digitale. Dall'inizio del 2026, la Banca Centrale russa ha immesso in circolazione un'enorme quantità di denaro liquido, per un valore che sfiora i 20 miliardi di dollari, il dato più alto per lo stesso periodo dell'anno mai registrato al di fuori dell'emergenza pandemica. Questo flusso di rubli, tuttavia, non sta rimpinguando i depositi bancari, ma viene invece prelevato e trattenuto dai cittadini e dalle imprese.

Il contante in mano ai russi è cresciuto a un ritmo senza precedenti, con un aumento di 1.560 miliardi di rubli solo nei primi mesi dell'anno. A maggio, i prelievi dai conti correnti hanno raggiunto i 550 miliardi di rubli, segnando un vero e proprio assalto agli sportelli che ha lasciato molte macchinette prive di banconote. Non si tratta di una crisi di liquidità immediata per le banche, ma di una "deformazione strutturale" che sta erodendo le fondamenta del sistema finanziario, tanto che l'istituto centrale ha introdotto nuovi controlli sui prelievi per arginare il fenomeno.

La morsa fiscale e il peso dei droni

Due sono le principali cause che spingono russi e imprese a rifugiarsi nel contante. La prima è di natura fiscale: a gennaio, Mosca ha aumentato l'aliquota IVA dal 20 al 22% e ha inasprito le condizioni per l'esenzione delle piccole attività, mettendo in ginocchio un tessuto commerciale già provato. Per far fronte a questo nuovo carico tributario, molti commercianti, farmacisti e ristoratori spingono i clienti a pagare in contanti, un metodo che permette di non emettere scontrino fiscale e di dichiarare un fatturato inferiore, sfuggendo così al fisco.

Un sondaggio di Opora Russia, la principale associazione di piccole e medie imprese, ha rivelato che un imprenditore su venti ammette di ricorrere a questi espedienti per sopravvivere.

Il secondo fattore, forse ancora più paradossale, è legato alla guerra e alla sicurezza nazionale. Per ostacolare la guida dei droni ucraini, il Cremlino ha imposto interruzioni periodiche della connessione internet mobile in vaste aree del Paese. Quando la rete salta, i pagamenti digitali si bloccano e i bancomat diventano inutilizzabili, rendendo il contante l'unica ancora di salvezza per poter acquistare beni di prima necessità.

I cittadini, di fatto, stanno accumulando denaro fisico come assicurazione contro l'incertezza quotidiana, in un Paese dove l'emergenza è ormai una variabile costante.

La sfiducia nel sistema e l'allarme delle banche

A lanciare l'allarme sulla gravità della situazione sono stati gli stessi vertici del sistema bancario. Taras Skvortsov, direttore finanziario di Sberbank, il maggiore istituto di credito russo, ha parlato di "segnali molto seri", osservando che il contante prelevato non sta più tornando nel circuito attraverso i depositi o i servizi di raccolta, ma rimane semplicemente "nelle mani delle persone".

Questo fenomeno sta causando un colossale deficit di liquidità per le banche, che hanno visto i loro fondi disponibili ridursi drasticamente, passando da 0,6 a 2 trilioni di rubli da inizio anno, costringendo molti istituti a rivolgersi alla Banca Centrale per prestiti di emergenza.

Il paradosso è che questa fuga dal sistema avviene in un momento in cui i depositi bancari offrono rendimenti a doppia cifra, con un tasso di interesse che si attesta intorno al 10% per un vincolo annuale. Eppure, la sicurezza percepita del denaro contante, fisicamente nelle proprie tasche, sembra pesare più del guadagno garantito dagli interessi, segno di una profonda crisi di fiducia che va oltre la mera convenienza economica e tocca il cuore stesso del patto sociale tra Stato e cittadini.

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