Giro, le pagelle della 2ª tappa: Vingegaard ha già la corsa in pugno, 8. Pellizzari lotta: 7,5
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Redazione Sport
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Abbiamo un Giro, ma qualcuno dei protagonisti non ce l’abbiamo più. Succede tutto a 23 chilometri dal traguardo, quando Soler scivola in una semicurva verso destra, sul bagnato, e in tanti gli vanno addosso. Lui e Vine vengono trasportati in ospedale, Adam Yates si rialza da sotto il guardrail che è una maschera di sangue e terra: riparte ma arriva a 13’46”, addio giochi. Tra chi finisce la tappa in ambulanza e chi va fuori classifica, la lunga corsa verso l’interno della Bulgaria fa più danni della grandine.
L’uruguaiano che scrive la storia
Il Giro d’Italia scopre il suo primo grande romanzo sportivo e lo scrive sulle strade ondulate di Veliko Tarnovo, dove la pioggia sembrava voler spegnere ogni entusiasmo. E invece, da quel caos controllato, esce la maglia rosa più inaspettata dei recenti ricordi: se ne infila una addosso Guillermo Thomas Silva, che dell’XDS Astana non era nemmeno il capitano designato per la volata. Lui, primo uruguaiano nella storia della corsa, batte in una volata ristretta il tedesco Florian Stork (Tudor) e un Giulio Ciccone ritrovato (Lidl-Trek). Lo stupore lo tradisce quando, dopo l’arrivo, si batte le mani sul casco come per accertarsi di non star sognando. «È una vittoria storica per il mio paese», dice a chi gli sta intorno, mentre gli fanno spazio tra i giornalisti.
La fuggi-fuga che profuma di rosa
Sembrava tutto scritto per un altro finale, quello con il tricolore sul petto. A quattordici chilometri dal traguardo, sul Lyaskovets Pass – quattro km al 6,8% di media con punte al 13% – Jonas Vingegaard imprime la sua legge. Il danese, spalleggiato dal fidato Piganzoli, frantuma il gruppo con una progressione secca da 800 watt; prova a murare il cerino e a tenersi la tappa e la maglia. Ma trova due che non ci stanno: Giulio Pellizzari, il marchigiano che scalda i motori in vista del Blockhaus, e Lennert Van Eetvelt. I tre scollinano insieme e nella discesa macinano secondi preziosi, venti, forse trenta. Sembra fatta. Manca un chilometro, la strada si impenna di nuovo in città, ma dalle retrovie arriva un manipolo di inseguitori che cambia le carte in tavola. Il sogno del terzetto si infrange sulla pianura che porta al traguardo: li riprendono, e da lì si scatena la lotteria.
La mattanza sulle strade bulgare
La carambola, però, resta l’immagine più brutale di questa seconda frazione. Un concentrato di energia nervosa e asfalto viscido che frantuma le ambizioni di mezza classifica generale. La Uae Emirates, in particolare, ne esce a brandelli: perde Soler e Vine (entrambi al tappeto), vede Yates ripartire con la faccia ridotta a una maschera di sangue e fango, salvo poi sprofondare nei minuti, fuori dai giochi per la generale. Nella carambola restano coinvolti anche Santiago Buitrago, Derek Gee e un Andrea Vendrame che si rialza dolorante. Il gruppo si ferma, la corsa neutralizzata per permettere l’intervento delle ambulanze; ma quando si riparte, il danno è fatto.
Le pagelle del giorno
Jonas Vingegaard prende 8: lo slancio è quello del campione che vuole mettere subito il sigillo, e l’attacco alla salita è da manuale. Ma per la foga di fare corsa a sé si fa riprendere, e un vero dominatore non molla la preda. Pellizzari si becca 7,5: regge l’urto del migliore al mondo e non perde la ruota, un segnale che in Italia aspettavamo da anni. Silva, manco a dirlo, merita un 9 pieno: zero pressioni, tutto cuore, una volata pulita e precisa che gli regala il simbolo del primato. Unico rimpianto: quel penultimo chilometro in cui il gruppetto dei battistrada non ha saputo gestire il vantaggio, lasciando la vittoria a uno che peró – va detto – se l’è andata a prendere. Alla faccia del caos.




