Meta sotto accusa per annunci pro-Idf, mentre in Ue cambiano le regole sulla pubblicità
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Redazione Economia
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Meta, la multinazionale che controlla Facebook, Instagram e Threads, ha ospitato oltre 100 annunci a pagamento a sostegno dell’Idf, le forze armate israeliane, violando non solo le proprie policy ma anche le norme europee. Lo rivela un’indagine condotta da Eko, organizzazione internazionale per i diritti dei consumatori, secondo la quale le campagne di raccolta fondi avrebbero fruttato almeno 2,4 milioni di dollari. Gli annunci, che circolavano nonostante le restrizioni sull’adv politico, hanno riacceso il dibattito sull’effettiva capacità delle piattaforme di controllare i contenuti sponsorizzati.
Intanto, Meta sta imponendo agli utenti europei una scelta obbligata: pagare un abbonamento per eliminare la pubblicità o continuare a usare i social gratuitamente, accettando però che i propri dati vengano utilizzati per la profilazione pubblicitaria. La schermata di selezione, che compare all’accesso, blocca temporaneamente la navigazione fino a quando non viene effettuata una decisione. Una mossa che solleva interrogativi sulla reale tutela della privacy, soprattutto alla luce delle recenti modifiche normative.
Proprio in tema di regole, l’azienda ha annunciato che da ottobre 2025 interromperà la pubblicazione di inserzioni politiche a pagamento nell’Ue, allineandosi alla nuova disciplina sulla trasparenza dell’adv approvata nel 2024. La decisione, presa per evitare sanzioni in uno scenario normativo sempre più stringente, segue un analogo passo compiuto da Google. Resta da vedere come si evolverà il rapporto tra le big tech e le istituzioni europee, soprattutto dopo le polemiche sugli annunci pro-Idf, che dimostrano quanto il confine tra informazione, propaganda e violazione delle regole sia spesso labile.




