Si scavano i sotterranei della Casa del jazz per ritrovare il giudice Adinolfi, scomparso trent'anni fa
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Redazione Interno
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Era una mattina di luglio, caldissima, quando Paolo Adinolfi uscì di casa dopo aver detto alla moglie che sarebbe tornato per pranzo. Un appuntamento, quello con il pasto di mezzogiorno, che non avrebbe mai onorato, trasformando una giornata qualunque nell’inizio di uno dei misteri più intricati e dolorosi della Repubblica. Il magistrato, che aveva cinquantadue anni ed era da poco approdato in Corte d’Appello dopo aver a lungo servito nelle aule del Tribunale Civile di viale Giulio Cesare, venne avvistato per l’ultima volta proprio nella biblioteca del palazzo di giustizia. Poche ore dopo, la sua automobile fu ritrovata al Villaggio Olimpico, un indizio che, anziché chiarire il quadro, contribuì ad annebbiarlo ulteriormente, lasciando le indagini successive in un vicolo cieco privo di sviluppi concreti.
Le ricerche sotto l'edificio simbolo
Oggi, a distanza di trentuno anni da quella scomparsa, le forze dell’ordine – carabinieri, polizia e guardia di finanza, coordinate dalla Prefettura e affiancate dalla Sovrintendenza capitolina – stanno setacciando con meticolosa attenzione i sotterranei e l’area circostante la Casa del Jazz. L’operazione, che proseguirà anche nei prossimi giorni, non è dettata da una semplice coincidenza ma da un’ipotesi precisa, emersa nel corso del tempo: che sotto l’edificio principale, un luogo divenuto simbolo della cultura cittadina, possano celarsi delle gallerie mai esplorate fino in fondo, dove si teme che i resti del giudice siano stati occultati. Un’idea, questa, che ha trovato spazio nelle valutazioni investigative e che ha spinto a riaprire un fascicolo rimasto troppo a lungo nell’oblio.
Un uomo integerrimo e la sua vita regolare
La figura di Paolo Adinolfi, descritta da chi lo conosceva come un uomo di saldi principi morali e di profonda fede, appare in netto contrasto con la brutalità della sua fine. La sua esistenza, scandita da un rigore assoluto nel lavoro e nella dedizione alla famiglia – era sposato dal 1970 e padre di due figli – sembrava immune da quelle ombre che spesso accompagnano le storie di cronaca nera. La sua scomparsa, avvenuta in un sabato afoso del 1994, ha dunque finito per alimentare, nel corso dei decenni, molteplici teorie, alcune delle quali legate a possibili retroscena legati alla sua attività in magistratura, che lo avrebbero reso, secondo alcune ricostruzioni, un personaggio "scomodo".
Il peso di un'assenza che non si chiude
La nuova campagna di scavi rappresenta un capitolo significativo in una vicenda che, nonostante il tempo trascorso, conserva intatta la sua carica di inquietudine. L’assenza di un corpo, di una verità giudiziaria accertata, ha lasciato la famiglia e l’intera società civile in una sospensione angosciosa, alimentando domande a cui nessuno ha ancora saputo rispondere. Il lavoro che si sta svolgendo in queste ore sotto la Casa del Jazz non è quindi solo una ricerca di reperti, ma un tentativo di dare finalmente una sepoltura, e forse un senso, a una storia che per troppi anni è rimasta sospesa tra il silenzio e l’oblio.




