Scavi alla Casa del Jazz per il giudice Adinolfi, individuata la galleria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di trentuno anni dalla sua scomparsa, il caso del giudice Paolo Adinolfi, una delle pagine più oscure e irrisolte della cronaca giudiziaria italiana, potrebbe conoscere una svolta decisiva. Le indagini, dopo un susseguirsi di piste seguite e di vicoli ciechi, si sono ora concentrate nei sotterranei della Casa del Jazz di Roma, un luogo che, al di là della sua attuale vocazione musicale, custodirebbe un segreto sepolto da decenni. Proprio lì sotto, secondo le recenti acquisizioni investigative, si snoderebbe un cunicolo di epoca romana, un passaggio occulto che potrebbe finalmente condurre alla verità.

L'accesso sotto la sala di registrazione

Le operazioni, che muovono da una precisa delazione e da un complesso lavoro di analisi topografica, hanno permesso di identificare con esattezza il punto da cui accedere alla galleria. L’ingresso segreto, stando a quanto riferito dagli investigatori, si troverebbe nientemeno che al di sotto della sala di registrazione dell’edificio, un dettaglio che aggiunge un ulteriore strato di mistero a una vicenda già di per sé intricatissima. L’autorizzazione a procedere con gli scavi, fortemente caldeggiata dal giudice in pensione Guglielmo Muntoni, rappresenta l’esito di una lunga e tenace battaglia condotta da chi non ha mai smesso di cercare risposte.

La tecnica per un'operazione delicata

La fragilità strutturale della zona, giudicata a serio rischio di cedimenti, ha tuttavia imposto una radicale modifica del piano operativo. Non si potrà, come inizialmente previsto, agire con mezzi meccanici tradizionali; la ruspa, troppo invasiva e pericolosa, verrà dunque sostituita da una trivella, il cui arrivo in cantiere è atteso per lunedì prossimo. Questo strumento, assai più preciso e meno destabilizzante, consentirà di perforare il terreno con la cautela necessaria, cercando di aprire un varco verso quel cunicolo che, si ritiene, possa celare i resti del magistrato. La delicatezza dell’intervento è massima, poiché un errore di calcolo potrebbe pregiudicare irrimediabilmente l’esito delle ricerche.

Il profilo di un magistrato scomodo

A alimentare le ipotesi più drammatiche contribuisce il ritratto del giudice scomparso, descritto senza esitazione come una figura “scomoda” per la sua attività giudiziaria. Come sottolineato dal giornalista Alvaro Fiorucci, coautore di un libro d’inchiesta sulla vicenda, Adinolfi si era trovato a indagare su affari delicati e su reti di potere i cui contorni non sono mai stati completamente chiariti. La sua sparizione, avvenuta in circostanze mai dipanate, viene interpretata da molti non come un volontario allontanamento bensì come l’epilogo di una macchinazione criminale, culminata con un omicidio e con la successiva occultazione del corpo, una soluzione estrema per mettere a tacere per sempre una voce troppo pericolosa.

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