Riaperti gli scavi alla Casa del Jazz per trovare il giudice Adinolfi
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Redazione Interno
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Con una decisione che riaccende i riflettori su uno dei cold case più intricati della capitale, le operazioni di scavo nell'area della Casa del Jazz riprenderanno lunedì 17, dopo che venerdì 14 una ruspa ha iniziato a lavorare sotto la supervisione di un nutrito gruppo di forze dell'ordine. L'obiettivo, come ha dichiarato l'ex giudice, è di "andare avanti con gli scavi fino a quando non liberiamo la galleria", una condotta sotterranea che, stando alle indicazioni fornite da un georadar e analizzate da geologi esperti, potrebbe celare risposte attese da trentuno anni. L'attenzione degli investigatori si focalizza proprio su quel passaggio, che si ritiene sia stato tombato circa tre decenni fa e che non è mai stato ispezionato, non lontano dalla villa che fu di Enrico Nicoletti, una figura storica legata a doppio filo con le vicende della Banda della Magliana.
Il cuore delle indagini: una galleria sigillata
I lavori, che si prevede andranno avanti per diversi giorni, sono concentrati in un'area specifica del complesso, oggi dedicato alla musica ma un tempo proprietà privata del cosiddetto "cassiere" del potentissimo sodalizio criminale. Le autorità, coordinando i diversi reparti, stanno agendo sulla base di mappe e rilievi tecnologici che suggeriscono la presenza di un ambiente ipogeo, il quale, secondo alcune ipotesi investigative, potrebbe custodire non solo armi o documenti compromettenti, ma anche segreti in grado di fare luce sulla sorte del magistrato. Si tratta di un'operazione delicata, che procede per gradi e che richiede un'attenta valutazione strutturale per evitare crolli o danni, scandagliando metro dopo metro un terreno che potrebbe riservare sorprese decisive.
La scomparsa che ha segnato un'epoca
Paolo Adinolfi, all'epoca cinquantaduenne giudice della Corte d'Appello di Roma dopo aver a lungo operato nel tribunale civile nella sezione Fallimentare, svanì nel nulla la mattina del 2 luglio 1994, dopo aver salutato la moglie con la rassicurazione di un ritorno per l'ora di pranzo. La sua assenza, protrattasi senza lasciare la minima traccia, ha generato nel tempo un fitto mistero, alimentato anche dai suoi incarichi professionali che lo avevano portato a occuparsi di realtà aziendali di rilevanza nazionale. La sua scomparsa, avvenuta appena venti giorni dopo il trasferimento alla Corte d'Appello, ha immediatamente sollevato interrogativi profondi, collegando inevitabilmente il suo destino a quello di organizzazioni criminali che in quegli anni esercitavano un controllo ferreo sul territorio.
La tecnologia al servizio della verità
L'impiego del videoradar, o georadar, rappresenta l'elemento innovativo di questa nuova fase delle indagini, permettendo di "vedere" sotto la superficie senza ricorrere immediatamente a metodi invasivi e distruttivi. Questa tecnologia, supportata da professionisti in grado di interpretarne i dati con precisione, ha consentito di identificare delle anomalie nel sottosuolo, delle irregolarità che corrisponderebbero alla galleria tombata, spingendo così la magistratura a autorizzare un intervento diretto. La ruspa entrata in azione è dunque solo il primo passo di un'ispezione che punta a raggiungere fisicamente lo spazio occulto, nella speranza che, dopo tanti anni di silenzio, quei metri cubi di terra e detriti possano finalmente restituire una verità a lungo attesa.




