Riaffiora l'ombra di Nicoletti sugli scavi per il giudice Adinolfi
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Redazione Interno
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Le ruspe dei Carabinieri, che dallo scorso giovedì stanno setacciando il terreno sotto la Casa del Jazz al Villaggio Olimpico, non agiscono alla cieca ma seguendo una pista che un testimone inaspettato, un sacerdote, ha indicato con precisione millimetrica, consegnando quella che viene considerata la mappa originale del luogo. Padre Domenico Celano, economo dell’ordine degli Oblati da cui la Cofim di Enrico Nicoletti – il cassiere della Banda della Magliana – acquistò l’immobile nel 1983, si è presentato al cancello di Villa Osio con un plico di documenti, asserendo che per localizzare il tunnel, che si presume sia stato tombato proprio dal noto criminale, le ricerche dovrebbero concentrarsi in un punto ben definito. Una dichiarazione, la sua, che getta una luce nuova e potenzialmente decisiva su un cold case che da decenni attanaglia la magistratura romana.
Il silenzio attorno alla famiglia
Mentre le operazioni di scavo, che riprenderanno domani, procedono sulla base di queste nuove informazioni, a emergere con forza è il profondo disagio della famiglia del magistrato scomparso. Giovanna Adinolfi, figlia di Paolo, ha rivelato in un’intervista al Corriere della Sera di non essere stata avvertita in alcun modo dell’avvio delle indagini sotto la Casa del Jazz, un luogo su cui, peraltro, la famiglia aveva già ricevuto voci insistenti riguardo alla possibile sepoltura del padre. "L'abbiamo saputo dai giornali, anzi da amici che hanno visto i giornali prima di noi. Nessuno ci ha avvertito", ha dichiarato, descrivendo la riattivazione delle ricerche come un evento "terribile" e inaspettato, un capitolo doloroso che si riapre all’improvviso senza un preliminare confronto con chi ha atteso giustizia per quasi trent’anni.
La consegna dei documenti e l'indizio topografico
L’intervento di padre Celano, il quale non si è limitato a indicazioni generiche ma ha fornito ai investigatori dei documenti che potrebbero rivelarsi fondamentali per orientare le perforazioni, si colloca in un quadro investigativo da sempre dominato dall’ipotesi che il Corpo di Adinolfi sia stato occultato proprio in quell’area. La sua congregazione, che all’epoca vendette la proprietà a Nicoletti per poco più di un miliardo di lire, custodirebbe infatti la memoria architettonica del sito, compresa l’esistenza di strutture sotterranee la cui ubicazione potrebbe essere stata alterata o deliberatamente nascosta in seguito. L’affermazione del religioso, secondo cui l’accesso al tunnel si troverebbe in una posizione specifica e non in un’altra, fornisce ai Carabinieri un parametro concreto, un faro in un’indagine che per troppo tempo ha navigato nell’incertezza.
Il peso di un luogo simbolo
La Casa del Jazz, oggi sede di eventi culturali, continua a ergersi come un monumento ambiguo, un simbolo di riconversione che non riesce a cancellare completamente le ombre del suo passato criminale. L’acquisto da parte di Nicoletti, figura di spicco nell’organizzazione malavitosa, lega indissolubilmente la villa a quel periodo buio, alimentando sospetti che ora, grazie alla mappa consegnata dal sacerdote, potrebbero trovare un riscontro materiale. Le voci, che la figlia del giudice ricorda di aver sentito circolare già da tempo, sull’esistenza di una tomba sotto l’edificio, acquisiscono una plausibilità nuova, trasformando un’ipotesi in un obiettivo investigativo preciso su cui si concentrano ora le attenzioni delle forze dell’ordine.




