Gli scavi alla Casa del Jazz e le ombre su Emanuela Orlandi e il giudice Adinolfi
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Redazione Interno
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L’atmosfera in viale Porta Ardeatina 55, dove sorge la Casa del Jazz, è tutt’altro che musicale in queste ore. Mentre ufficialmente si parla di semplici “lavori di manutenzione”, come ribadito dal portiere dell’edificio, la presenza di forze dell’ordine – una pantera della polizia, una gazzella dei carabinieri e alcuni mezzi della Guardia di Finanza – lascia intendere che, nel grande giardino che circonda la struttura, sia in corso un’operazione di ben altra natura. Un’operazione che, stando a quanto trapelato, mira a cercare i resti del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel lontano 1994, ma che potrebbe rivelare, secondo una rivelazione di Pietro Orlandi, anche tracce di un altro mistero italiano: la sorte di Emanuela Orlandi.
La scomparsa del giudice e il filo che conduce a Porta Ardeatina
Paolo Adinolfi, la mattina del 2 luglio 1994, uscì dalla sua abitazione in via della Farnesina dopo aver detto alla moglie Nicoletta che sarebbe tornato per pranzo. Si diresse verso la biblioteca del Tribunale Civile in viale Giulio Cesare, un luogo che conosceva bene per avervi svolto le sue funzioni di giudice fallimentare, incarico durante il quale si era occupato anche di vicende legate alla criminalità. Ventidue giorni prima di quella mattina, il suo ruolo era mutato, essendo divenuto consigliere di Corte d’appello. Da quel momento, di lui non si seppe più nulla, e il suo caso è rimasto uno dei grandi insoluti della cronaca nera romana, un giallo che ora, dopo trent’anni, sembra trovare un possibile, seppur macabro, sviluppo proprio nel terreno della Casa del Jazz.
La rivelazione di Pietro Orlandi: un colloquio con un magistrato
La notizia degli accertamenti in corso ha rievocato, quasi inevitabilmente, un altro doloroso mistero: la sparizione di Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana scomparsa nel 1983. Suo fratello Pietro, appreso degli scavi, ha reso nota una rivelazione che custodiva da tempo. Ha raccontato all’agenzia LaPresse di un colloquio avuto, tempo addietro, con un ex magistrato. “Mi disse che proprio lì poteva nascondersi il Corpo di mia sorella”, ha dichiarato Orlandi, aggiungendo che il magistrato in questione, sulla base di alcune sue ricerche personali, “ne era abbastanza convinto”. Questa testimonianza, sebbene non confermata ufficialmente, intreccia ulteriormente i due casi, suggerendo che quel terreno potrebbe celare risposte a domande che attendono da decenni.
I lavori nel giardino e il velo di riservatezza
All’esterno della proprietà, un cartello avvisa dei lavori in corso, ma la composizione delle forze dell’ordine presenti sul posto smentisce la routine della manutenzione ordinaria. L’area, delimitata da un grande cancello costantemente chiuso, è sorvegliata con un’attenzione che appare del tutto fuori dall’ordinario. La riservatezza che circonda l’operazione, alla quale probabilmente si attiene il portiere, è un elemento che alimenta le speculazioni e conferma la delicatezza degli accertamenti in atto, i quali, al di là delle dichiarazioni di facciata, sembrano puntare a far luce su uno dei capitoli più oscuri e intricati della storia recente della capitale.




