Furia di missili russi su Leopoli e Kiev, Mosca parla di pretesto. Zelensky attende risposta al piano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una nuova, violenta ondata di attacchi ha squarciato il cielo ucraino nella notte, scaricando su diverse città, con particolare ferocia su Leopoli e la capitale Kiev, una pioggia di ordigni tra cui droni e i temuti missili ipersonici. Il bilancio, ancora provvisorio e destinato forse a salire, parla di almeno quattro vittime e oltre ventisei feriti, mentre le sirene dell’allarme aereo sono suonate ripetutamente, segnando ore di terrore per la popolazione. Mosca, che ha rivendicato il bombardamento definendolo una “risposta” a un presunto attacco terroristico contro una residenza presidenziale, ha costruito la sua giustificazione su una menzogna, visto che l’episodio citato non solo non è mai avvenuto ma è stato smentito da ogni osservatore internazionale indipendente.

La dinamica degli attacchi e il copione di una guerra

Le esplosioni, che hanno colpito anche aree civili e infrastrutture, seguono un copitone ormai consolidato, pur nella sua brutale varietà. A Kryvyi Rih, città che solo pochi giorni fa aveva subito uno dei bombardamenti più devastanti dall’inizio dell’invasione, le forze russe hanno nuovamente fatto uso di droni, mentre su Kiev è scattato per due volte, a distanza di poche ore, l’allarme aereo: il primo, intorno alle undici di sera, per un attacco con droni, e il secondo, nelle ore più profonde della notte, per un possibile lancio missilistico. I raid, alcuni dei quali condotti con mezzi d’attacco particolarmente avanzati, dimostrano una capacità di pressione che Mosca mantiene alta, cercando di logorare le difese e il morale del paese sotto assedio.

Il piano di Zelensky e lo scenario diplomatico

In questo quadro, il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato di attendere una risposta da Mosca al cosiddetto piano in venti punti, auspicando che arrivi entro la fine del mese in corso. Nello stesso intervento, ha fatto un riferimento, seppur cauto, alle attività diplomatiche informali, confermando che gli inviati del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno mantenuto dei contatti con la Russia “in qualche modo”, senza però poter precisare se siano previsti incontri diretti. Parallelamente, sul fronte economico, Kiev starebbe negoziando con Washington un accordo di libero scambio che, eliminando i dazi doganali per alcuni settori industriali ucraini, punterebbe a sostenere l’economia nazionale duramente provata dal conflitto.

Le ripercussioni internazionali e il percorso istituzionale

La gravità degli ultimi attacchi, che hanno lasciato parte di Kiev senza riscaldamento, ha spinto l’Ucraina a richiedere una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, fissata per lunedì. Un passaggio istituzionale che porta la crisi di nuovo al centro del palcoscenico globale, mentre le dichiarazioni di Trump, il quale ha escluso la necessità di un “raid per arrestare Putin”, delimitano un orizzonte politico in evoluzione. La cronaca nera di queste ore, fatta di soccorsi tra le macerie e numeri di vittime che si aggiornano, resta così il commento più crudele a un dialogo di pace che stenta a trovare uno spazio reale, soffocato dal rombo continuo degli esplosivi.

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