The Atlantic pubblica le chat riservate di Trump sullo Yemen, il Pentagono smentisce ma le prove sono online
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
New York, 26 marzo – Quello che l’amministrazione Trump aveva definito un errore di comunicazione si è trasformato in una crisi di credibilità per la Casa Bianca, dopo che The Atlantic ha reso pubblici i messaggi scambiati su Signal tra i vertici della sicurezza nazionale americana. Nelle chat, risalenti al periodo precedente gli attacchi contro le postazioni Houthi in Yemen, erano contenuti dettagli operativi riservati, tra cui gli orari di decollo degli F-18 e dei droni MQ-9, le finestre d’intervento e persino i piani per il lancio di missili Tomahawk.
La rivista, guidata dal caporedattore Jeffrey Goldberg – accidentalmente incluso nel gruppo prima di essere rimosso – ha sfidato le smentite del governo, che aveva negato qualsiasi condivisione di materiale classificato. Durante un’audizione alla commissione Intelligence del Senato, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard e il capo della Cia John Ratcliffe avevano assicurato che nella conversazione non erano trapelate informazioni sensibili. Eppure, i documenti pubblicati raccontano un’altra storia, rivelando una violazione dei protocolli che avrebbe potuto compromettere l’operazione.
La Casa Bianca ha reagito definendo l’inchiesta "una bufala sensazionalistica", ma The Atlantic ha replicato evidenziando come, in quelle chat, fossero presenti non solo discussioni strategiche, ma anche commenti sprezzanti verso gli alleati europei, accusati di comportarsi da "parassiti" nello scenario yemenita. Fonti diplomatiche a Washington hanno confermato all’ANSA che, nonostante le tensioni, diversi Paesi del Vecchio Continente riconoscono il ruolo predominante degli Stati Uniti e del Regno Unito nel contrasto agli Houthi. "L’Europa si limita alla protezione navale, con regole d’ingaggio più caute", ha ammesso un funzionario, sottolineando come gli attacchi a terra siano stati sostenuti quasi esclusivamente da Washington e Londra




