Francesca Albanese torna nella black list Usa dopo la sospensione delle sanzioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Francesca Albanese è stata nuovamente inserita dagli Stati Uniti nella lista delle persone sanzionate dopo la sospensione temporanea decisa nei giorni scorsi in seguito a un’ordinanza giudiziaria. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati era finita al centro delle tensioni diplomatiche per le dure critiche rivolte a Israele e al trattamento riservato ai palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Il nuovo reinserimento nella black list americana conferma la linea già annunciata dall’amministrazione del presidente Donald Trump, che aveva definito la revoca precedente una misura soltanto temporanea.

La decisione degli Stati Uniti riporta quindi Francesca Albanese tra le persone sottoposte a sanzioni da parte di Washington. Tra gli effetti citati c’è anche l’impossibilità di utilizzare carte di credito, conseguenza che accompagna il ritorno nella lista nera americana. Negli ultimi mesi la relatrice Onu aveva assunto posizioni molto critiche nei confronti dello Stato israeliano, intervenendo sul trattamento dei palestinesi nei territori occupati e sulle operazioni nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. La nuova misura arriva dopo un breve stop imposto da un provvedimento giudiziario che aveva temporaneamente bloccato le sanzioni.

La sospensione temporanea e il nuovo reinserimento

Nei giorni scorsi le sanzioni contro Francesca Albanese erano state revocate in risposta a un’ordinanza giudiziaria. L’amministrazione Trump aveva però chiarito quasi subito che la sospensione non avrebbe rappresentato un cambio di posizione definitivo. Il reinserimento nella lista delle persone sanzionate conferma quindi quanto già anticipato da Washington, che aveva definito il precedente stop come una misura limitata nel tempo. La vicenda si è sviluppata rapidamente, con il ritorno della relatrice speciale Onu nella black list statunitense dopo pochi giorni dalla revoca.

La richiesta di sospensione era stata presentata dal marito di Francesca Albanese, Massimiliano Calì, per conto del loro figlio minorenne e cittadino statunitense. L’ordinanza giudiziaria aveva così portato a una temporanea rimozione delle sanzioni, ma senza modificare la posizione politica dell’amministrazione americana. Il nuovo provvedimento riporta ora Albanese tra le persone colpite dalle restrizioni decise dagli Stati Uniti, chiudendo la breve parentesi aperta dal ricorso presentato alla giustizia americana.

Le critiche a Israele e il ruolo di relatrice Onu

Francesca Albanese ricopre il ruolo di relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Negli ultimi mesi aveva criticato duramente Israele e il trattamento riservato ai palestinesi sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania. Le sue dichiarazioni avevano attirato attenzione internazionale e forti reazioni politiche, fino alla decisione degli Stati Uniti di inserirla nella lista delle persone sottoposte a sanzioni. Il reinserimento nella black list americana avviene quindi in un contesto già segnato da tensioni legate alle sue posizioni pubbliche sul conflitto e sulla gestione dei territori palestinesi.

Washington ha confermato con il nuovo provvedimento la linea già adottata nei confronti della relatrice delle Nazioni Unite. La vicenda resta legata sia alle critiche espresse da Albanese nei confronti dello Stato ebraico sia al contenzioso giudiziario che aveva portato alla sospensione temporanea delle misure. Con il ritorno nella lista nera statunitense, Francesca Albanese torna a essere formalmente sottoposta alle sanzioni decise dagli Stati Uniti dopo il breve stop imposto dall’ordinanza del tribunale.

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