Famiglia nel bosco, il perito sui bimbi: «Immaturi e poco educati, ma ritornino dai genitori»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La lunga attesa per il ricongiungimento familiare dei tre minori – due gemelli di sei anni e una bambina di otto – potrebbe finalmente giungere a una svolta decisiva nell'arco di poche settimane, considerato che il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha ora a disposizione un termine massimo di trenta giorni per emettere la propria pronuncia dopo aver acquisito gli ultimi atti del dossier.

La recente depositazione della perizia finale, firmata dalla psichiatra Simona Ceccoli (la quale ha ricevuto l’incarico direttamente dall’autorità giudiziaria), rappresenta il tassello conclusivo di un complesso puzzle valutativo che si trascina ormai da sei mesi da quando i piccoli sono stati allontanati dalla loro abitazione situata nella campagna di Palmoli, in provincia di Chieti.

Nel merito di queste cinquanta pagine – che vanno ad aggiungersi a una prima corposa stesura di centonovantasei pagine e alle oltre trecento di controdeduzioni presentate dalla difesa – la consulente non solo respinge le critiche mosse dai periti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la collega Martina Aiello, ma ribadisce con chiarezza un principio fondamentale: i bambini non devono rimanere in istituto.

«Non si intende in alcun modo sostenere l’opportunità di una permanenza in Istituto», si legge nella relazione, laddove la dottoressa Ceccoli premette che la sua analisi non deve essere interpretata come una condanna definitiva al modello educativo alternativo scelto dai genitori, Nathan Birmingham e Catherine Trevallion.

Il quadro clinico tra criticità e speranze di rientro

Dalle valutazioni effettuate – che hanno incluso test psicodiagnostici somministrati insieme alla collega Valentina Garrapetta – emerge un ritratto dei minori caratterizzato da una chiara «immaturità neuropsicologica», oltre che da significative carenze sul piano igienico-sanitario e delle competenze scolastiche di base, deficit questi nella lettura e nella scrittura che risultano essere il prodotto dello stile di vita precedente all’allontanamento piuttosto che un effetto della permanenza nella struttura di Vasto.

Tuttavia, e questo è il passaggio centrale che i giudici dovranno ora ponderare, la specialista sottolinea come i bambini abbiano comunque mantenuto una continuità affettiva con la madre, la quale è rimasta a lungo ospite della casa famiglia prima di essere allontanata a marzo, e come abbiano beneficiato della presenza di un caregiver stabile oltre ad aver avviato un positivo percorso di inserimento scolastico e sociale tra i coetanei.

Pur in presenza di queste lacune evolutive – che testimoniano un contesto familiare atipico e fortemente isolato dal mondo esterno – la relazione esprime un auspicio netto e inequivocabile: «Si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa, compatibile con il loro benessere».

Lo scenario giudiziario e l’attesa del verdetto

Se da un lato la perizia della dottoressa Ceccoli difende la correttezza metodologica del lavoro svolto, rispondendo alle accuse di presunte carenze osservative e di bias socioculturale sollevate dalla controperizia di parte (laddove i consulenti della famiglia avevano parlato di «valutazioni viziate da pregiudizi» e di bambini mai ascoltati direttamente), dall’altro lato lascia nelle mani del collegio giudicante la responsabilità di stabilire se quella “compatibilità” con il benessere dei minori sia già stata raggiunta.

Il Tribunale presieduto da Nicoletta Orlandi dovrà quindi esprimersi entro la fine di giugno o i primi di luglio, considerando che i genitori sono ancora in attesa di trasferirsi nell’abitazione messa a disposizione dal Comune – una soluzione abitativa alternativa necessaria per eseguire i lavori di ristrutturazione sul vecchio rudere giudicato inagibile – e che al momento i contatti tra i bambini e il padre vengono garantiti solo attraverso frequentazioni protette.

Nonostante le accese polemiche politiche che hanno circondato la vicenda e la conclusione senza rilievi disciplinari dell’ispezione ministeriale voluta dal Guardasigilli, la decisione finale spetta esclusivamente alla magistratura minorile aquilana, la quale dovrà bilanciare le innegabili mancanze educative riscontrate con il principio fondamentale che sottende tutto il diritto di famiglia: il favor minoris, ovvero l’interesse superiore del minore a crescere, se possibile, nel proprio nucleo familiare.

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