Pacifinchi e realpolitik: le ragioni di una guerra che si poteva evitare

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’etichetta di “pacifinto”, spesso usata con accezione dispregiativa, viene talvolta assunta da chi, in disaccordo con la narrazione dominante, ritiene che la guerra in Ucraina rappresenti un fallimento della diplomazia prevenibile, un conflitto scoppiato dopo aver sistematicamente ignorato gli avvertimenti russi sulla non negoziabilità dell’allargamento della Nato ai propri confini. Sebbene il diritto di un paese sovrano a scegliere liberamente le proprie alleanze sia un principio cardine, lo è altrettanto quello della sicurezza nazionale, come dimostrerebbe l’ipotetica reazione americana a un’alleanza militare tra Messico e Cina: un paragone, questo, che solleva interrogativi sull’applicazione selettiva dei medesimi principi in contesti geopolitici differenti. La questione, del resto, non è di mera speculazione accademica, poiché investe direttamente la capacità europea di agire come attore unitario in uno scenario che, come evidenziato dall’attacco russo, vede ormai il Vecchio Continente quale obiettivo strategico, costringendolo a un doloroso ridisegno della propria architettura di difesa in un’epoca post-atlantica.

Il realismo necessario e il fallimento europeo

L’evolversi del conflitto, con i suoi timidi e incerti cenni di possibile soluzione, impone un realismo necessitato dalle forze interne ed esterne che premono per dividere l’Europa, spinte definite non solo contrarie all’Umanità ma anche alla Storia. Questo realismo, tuttavia, non può e non deve tradursi in un abbandono del progetto di una difesa comune europea, da molti vista come l’unica deterrenza credibile in uno scenario globale mutato. Un progetto reso ancor più urgente dal disimpegno statunitense, il quale ha contribuito a creare un vuoto di potere che altri attori hanno inevitabilmente cercato di colmare, e dalla constatazione che la guerra in corso rappresenta ormai una minaccia diretta alla stabilità continentale, una prova di forza che supera i confini ucraini e che interroga le fondamenta stesse della sicurezza collettiva.

L’analisi strategica e la preparazione mancata

Analisi come quella fornita da Andrea Margelletti, presidente di un centro studi consulente del Parlamento, mettono in luce con chiarezza la gravità della situazione e l’impellenza di una risposta coerente. Margelletti, interrogandosi sulla sicurezza europea e mondiale, ha sottolineato come la guerra nel cuore del continente sia ormai un dato ineludibile, denunciando al contempo la drammatica impreparazione dell’Europa a fronteggiarla. La sua valutazione punta il dito contro la difficoltà cronica nel definire una strategia comune, un ritardo che si scontra con la coerenza e la determinazione dimostrate dalla Russia nel perseguire i propri obiettivi geopolitici, obiettivi a lungo trascurati o considerati con sufficienza dai tavoli decisionali occidentali.

La “casa comune” mai costruita: una storia di occasioni perse

Questa dinamica non è affatto nuova, come dimostra una lettura storica delle relazioni euro-russe. Ogni qualvolta si è presentata l’opportunità concreta di includere Mosca in una più ampia “casa comune” europea, le scelte operative del Vecchio Continente hanno sistematicamente puntato nella direzione opposta, trasformando di fatto la Russia in un paria e respingendo le sue richieste di sicurezza. Studiosi come Jeffrey Sachs hanno ricostruito come, dal diciannovesimo secolo a oggi, le preoccupazioni legittime di Mosca siano state trattate non come elementi da negoziare per costruire un ordine stabile, ma come pretesti da respingere, in un approccio che si è rivelato, alla prova dei fatti, profondamente controproducente. Una lettura che, al di là delle semplificazioni, invita a riflettere sulla ciclicità di certi errori strategici e sul loro prezzo, pagato non solo in termini diplomatici ma, come si vede, anche in vite umane.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.