Aprile segna un nuovo balzo dell’inflazione: carrello della spesa a 2,6%, mentre il Pil cresce dello 0,3%
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Redazione Economia
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I prezzi al consumo hanno confermato ad aprile la loro tendenza al rialzo, spingendo l’inflazione su base annua al 2,0%, in aumento rispetto all’1,9% del mese precedente. Le stime preliminari dell’Istat rivelano che il grocery, ovvero beni alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, ha registrato un incremento del 2,6% su base annua, contro il 2,1% di febbraio. Un dato che, seppur contenuto entro la soglia del 2% fissata dalla Banca centrale europea, rischia di pesare sui bilanci delle famiglie, già strette tra stipendi fermi e rincari.
A trainare l’inflazione sono stati soprattutto i beni alimentari, saliti del 3,0%, con gli alimentari non lavorati – come carne e burro – che hanno toccato il +4,2%. Non è andata meglio per i servizi legati ai trasporti, cresciuti del 4,4%, complice anche l’effetto stagionale delle festività pasquali e dei ponti primaverili, che hanno influito sui costi dei biglietti e dei carburanti. Assoutenti ha definito la situazione «una stangata», sottolineando come l’aumento dei prezzi stia erodendo il potere d’acquisto, soprattutto per chi ha redditi fissi.
Se da un lato il carovita preoccupa, dall’altro il governo può contare su un Pil in crescita: nel primo trimestre del 2025, l’economia italiana è avanzata dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,6% su base annua, con una crescita acquisita per l’intero anno che si attesta al +0,4%. Un risultato che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha definito «un segnale importante», attribuendolo alle politiche economiche adottate. Ma mentre Roma esulta, le famiglie fanno i conti con un carrello della spesa sempre più caro, in un contesto in cui «i nuovi poveri» – come li chiamano le associazioni di consumatori – continuano ad aumentare.
L’Istat, nel suo report, ha evidenziato come l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sia rimasta stabile all’1,9%, segno che la pressione sui prezzi non accenna a diminuire. E se il cacao, tra le materie prime, ha raggiunto picchi storici, contribuendo a far lievitare i costi dei prodotti dolciari, anche settori come l’abbigliamento e le utenze domestiche hanno registrato incrementi, seppur contenuti.




