Il nucleare iraniano nel mirino, Grossi conferma i danni ai siti di Natanz e Isfahan

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Rafael Mariano Grossi, ha confermato che gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele hanno provocato danni ad alcune strutture del programma nucleare iraniano, sollevando nuove e pressanti preoccupazioni sulla sicurezza nella regione. Nel corso di un'intervista rilasciata a La Repubblica, Grossi ha dichiarato che i siti colpiti, nello specifico quelli di Natanz e Isfahan, mostrano segni di danneggiamento, sebbene l'attenzione principale degli ispettori internazionali rimanga costantemente focalizzata sul monitoraggio dei livelli di radioattività per scongiurare qualsiasi rischio di rilascio di materiale nocivo. L'analisi delle immagini satellitari, come ha spiegato il capo dell'Aiea, ha permesso di rilevare l'impatto degli ordigni su alcuni edifici, ma le scorte di materiale nucleare e le strutture che le ospitano non sembrerebbero, almeno per il momento, avere subito violazioni tali da compromettere la tenuta fisica delle barriere di contenimento.

Un conflitto che si combatte all’ombra dell’atomo

Quanto sta accadendo in Iran, però, rappresenta una singolare e drammatica inversione di tendenza rispetto agli scenari bellici precedenti. Se durante i cosiddetti "dodici giorni" del giugno 2025 i bombardamenti avevano preso di mira in maniera diretta e dichiarata gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, l'ondata di attacchi che ha preso avvio lo scorso 28 febbraio sembra avere un obiettivo primario differente, ovvero l'eliminazione fisica della leadership politica e militare di Teheran. L'uccisione della Guida Suprema, Ali Khamenei, avvenuta nel terzo giorno dell'operazione, e i raid che hanno devastato quartieri civili e infrastrutture strategiche, delineano un quadro bellico complesso in cui il programma nucleare, paradossalmente, non è più il bersaglio esplicito ma resta il nodo centrale di ogni considerazione strategica. Vale la pena chiedersi, infatti, come mai questa guerra continui a essere chiamata "atomica" anche quando gli ordigni cadono altrove.

Il difficile lavoro di monitoraggio in una zona di guerra

L'Aiea, dal canto suo, si trova a operare in condizioni di estrema difficoltà, cercando di districarsi tra le macerie e le opposte propaganda per fornire un quadro chiaro e oggettivo di quanto accaduto. Da una parte, gli stessi funzionari dell'agenzia con sede a Vienna hanno dovuto constatare come l'accesso ai siti sia problematico e la comunicazione con le autorità nucleari iraniane non sia stata ancora completamente ripristinata, un fatto, questo, che complica ulteriormente la verifica diretta dello stato degli impianti. Dall'altra, l'analisi delle immagini satellitari, come quelle pubblicate e mostrate dall'Aiea stessa, ha evidenziato danni inequivocabili agli ingressi e ad alcune strutture accessorie del comprensorio di Natanz, un impianto di arricchimento dell'uranio che era già stato duramente colpito nell'operazione dell'estate precedente. Gli esperti parlano di danni che appaiono meno estesi rispetto a quelli del giugno 2025, ma sufficienti a rendere l'area un cantiere e a destare allarme per eventuali contaminazioni future.

Il paradosso degli "atomi per la pace"

Mentre gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca, portano avanti la loro campagna militare e Israele prosegue le operazioni di intelligence e attacco, il Consiglio dei governatori dell'Aiea è stato convocato d'urgenza per discutere proprio le implicazioni di questo conflitto. Dietro lo scranno della presidenza campeggia lo slogan “Atoms for peace and development”, un motto che suona quanto mai beffardo in queste ore. Ci si trova di fronte al paradosso di due potenze nucleari, Stati Uniti e Israele, che attaccano un altro paese, sostenendo di voler impedire a Teheran di raggiungere la soglia militare, colpendo però anche infrastrutture civili che, sebbene non direttamente danneggiate nei loro noccioli, restano esposte a rischi incalcolabili in un teatro bellico. Grossi, di fronte a questa escalation, non ha potuto fare altro che lanciare un appello alla massima moderazione, ricordando a tutte le parti in causa che gli attacchi a installazioni nucleari non dovrebbero mai aver luogo, e che il pericolo di un incidente radiologico, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per l'intera regione, è un'ombra che non può essere ignorata.

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