Il trionfo di Sal Da Vinci a Sanremo: “È la vittoria di chi viene dal basso, la dedico a Geolier”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’edizione numero settantasei del Festival di Sanremo si è chiusa con un verdetto che porta il segno di Napoli e di una storia lunga cinquant’anni, quella di Sal Da Vinci, il cui brano “Per sempre sì” ha convinto sala stampa, radio e pubblico. Nella conferenza stampa del giorno dopo, quella domenica primo marzo in cui l’Ariston si svuota per lasciare spazio ai bilanci, il vincitore ha riavvolto il nastro di una carriera cominciata da bambino, a sette anni, e di un percorso costellato di difficoltà. “Ho ancora sulla pelle l’emozione di ieri sera”, ha esordito l’artista dinanzi ai giornalisti, “questa è la vittoria di un popolo, di tutti quelli come me che vengono dal basso”. Un concetto, quest’ultimo, che Da Vinci ha voluto condividere idealmente con un collega più giovane, Geolier, il quale lo ha chiamato pochi minuti prima del suo ingresso in sala stampa: “Voglio condividere questo premio con lui, che viene dal popolo come me, perché la sua opera era rimasta in qualche modo incompiuta qui a Sanremo”.

Una carriera di sacrifici e la dedica a chi non molla

Il percorso che ha portato il cantante napoletano al successo non è stato né breve né privo di ostacoli, come lui stesso ha tenuto a sottolineare nel suo intervento. “Faccio questo mestiere da quando avevo 7 anni”, ha ricordato, “e continuare a perseverare tra cadute e salite ripide non è stato facile”. I numeri, del resto, parlano chiaro: tredici tentativi per riuscire a calcare nuovamente il palco del Festival, l’ultima volta nel 2009, e diciassette anni di attesa prima di tornare e di vincere. “Nonostante il mare in tempesta”, ha aggiunto utilizzando una metafora marinara che sa di casa, “ho sempre cercato di portare la nave in porto”. E quando gli hanno chiesto del successo immediato del suo brano, di quella frase “per sempre sì” che molti già canticchiano, Da Vinci ha tenuto a precisare il senso profondo del suo messaggio, lontano da letture riduttive o tradizionaliste: “Io non parlo solo di matrimoni e famiglie tradizionali. Due persone insieme che fanno un viaggio, o meglio si promettono, per me è già famiglia. Io parlo dell’amore in generale”.

Sayf e il paradosso del secondo posto: “È come perdere ai rigori”

Se per Sal Da Vinci la vittoria rappresenta il coronamento di una vita, per il giovane Sayf, classe 2001, il secondo posto ha il sapore amaro di un’occasione sfiorata, sebbene raccontata con la sportività di chi sa di avercela messa tutta. In conferenza stampa, il cantante ha commentato il risultato con una battuta che ha strappato più di un sorriso: “È un po’ come perdere ai rigori”. E ha spiegato: “Uno parte senza sperare niente, poi quando arrivi lì, tra i primi tre, ci speri, quindi è quasi come perdere ai rigori”. Ma la delusione, per sua stessa ammissione, è stemperata dalla consapevolezza del percorso fatto e dall’affetto per il vincitore. “Sono contento – ha assicurato – perché la canzone di Sal Da Vinci mi piace tanto”. Sayf ha poi voluto sottolineare il valore della sua squadra, composta in gran parte da persone estranee al mondo della musica, paragonando la loro avventura sanremese a una delle imprese sportive più incredibili di sempre: “Nella mia squadra c’è tutta gente che magari non faceva questo mestiere, quindi mi sento un po’ come se avessimo fatto il nuovo Leicester”, in riferimento alla squadra inglese guidata da Claudio Ranieri che nel 2016 vinse a sorpresa il campionato.

L’addio di Conti e il passaggio di consegne con De Martino

La conferenza stampa è stata anche l’occasione per il saluto ufficiale di Carlo Conti, il quale, dopo aver diretto le ultime due edizioni, ha lasciato il timone del Festival. Il conduttore toscano si è congedato con la sua consueta pacatezza, ringraziando la stampa, i cantanti e, in modo particolare, un amico speciale incontrato durante la kermesse: “Il ringraziamento più importante – ha detto – va a Bruno, il pescatore che in questi giorni mi ha portato a pescare al largo di Sanremo”. Ma il momento clou del suo intervento è stato quando ha spiegato la genesi del passaggio di testimone con Stefano De Martino, annunciato a sorpresa durante la serata finale. “Quando due mesi fa ho detto il no definitivo all’azienda a rifare Sanremo – ha rivelato Conti – ho chiesto fortemente di fare questo passaggio di consegne in video. Mi sembrava un segno di coesione aziendale, di rispetto”. Un gesto che il conduttore ha voluto per simboleggiare il legame ideale tra la storia del Festival e il suo futuro: “Mi piaceva l’idea di essere in mezzo a un festival che guardava al passato, dedicato a Baudo, e il testimone verso il futuro con Stefano”.

L’Eurovision e le polemiche sul testo: il punto di vista del vincitore

Immancabile, tra le domande dei giornalisti, quella relativa alla prossima tappa europea, l’Eurovision Song Contest, che vedrà Sal Da Vinci rappresentare l’Italia. La risposta del cantante non ha lasciato spazio a dubbi, confermando l’entusiasmo per l’impegno che lo attende. “È una cosa che in questo momento mi tocca – ha ammesso – ma allo stesso tempo mi sembra una cosa così grande da affrontare e un impegno così bello e motivo di orgoglio portare la musica italiana fuori dal nostro paese. Per sempre sì, l’ho detto dall’inizio”. Quanto alle critiche, quelle che definiscono “Per sempre sì” una semplice canzonetta o che trovano la frase del Titolo persino inquietante, Da Vinci ha risposto con la stessa filosofia con cui ha affrontato la vita, riportando il discorso sull’universalità del sentimento. Lui, che nel 2026 festeggerà cinquant’anni di carriera, ha incassato l’affetto del pubblico e dei colleghi, come le congratulazioni di Carlo Verdone, che sui social ha ricordato quando lo volle giovanissimo nel film “Troppo forte”. E mentre l’eco delle sue note si spegne all’Ariston, per Sal Da Vinci si apre ora un nuovo capitolo, con la consapevolezza di chi, partendo dal basso, è riuscito a scalare la vetta più alta della canzone italiana.

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