La routine spaziale tra musica pop e igiene: il gabinetto di Orion continua a dare problemi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   A più di due terzi del percorso verso la Luna, l’equipaggio di Artemis 2 – composto dagli astronauti Nasa Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, insieme al canadese Jeremy Hansen – sta affrontando l’immensità del cosmo con un problema decisamente terra-terra, se mi si passa il gioco di parole: il sistema di gestione dei rifiuti dell’astronave Orion, una sorta di “gabinetto spaziale” tecnicamente noto come Universal Waste Management System, continua a funzionare a singhiozzo. Dopo i disguidi dei giorni precedenti, legati al congelamento dell’urina nel piccolo serbatoio di raccolta (un contenitore grande quanto un cestino da ufficio, secondo le fonti tecniche), i controllori di volo hanno dovuto nuovamente intervenire per cercare di risolvere la questione, orientando il condotto di sfiato verso il sole per scongelare i residui e deviando la rotta per evitare una correzione orbitale prevista.

La colonna sonora del risveglio tra successi pop e attese mancate

Nonostante la toilette rappresenti un grattacapo ingegneristico non indifferente – basti pensare che in assenza di gravità i liquidi tendono a fluttuare ovunque, rendendo ogni operazione igienica una scommessa – la vita di bordo scorre seguendo rituali ben precisi, quasi domestici. L’equipaggio, infatti, viene svegliato ogni mattina da una playlist accuratamente selezionata, e qui emerge un altro aspetto curioso della missione: la scelta musicale della Nasa. Se giovedì l’incipit era stato piuttosto soft, sabato 4 aprile il controllo missione ha alzato i decibel trasmettendo in capsula “Pink Pony Club” di Chappell Roan, un inno pop che avrebbe dovuto dare la carica ai quattro astronauti. Peccato che il brano, per ragioni tecniche non ancora chiarite, sia stato interrotto dopo appena un minuto, proprio quando stava per partire il ritornello. “La stavamo aspettando con ansia”, ha commentato con ironia il comandante Wiseman via radio, mentre i suoi colleghi, immagino, trattenevano a fatica la delusione tra un controllo dei pannelli e l’altro.

Il menù di bordo e la quotidianità a gravità zero

A rendere più sopportabile questa routine fatta di sacche per i bisogni (quando il sistema è fuori uso) e docce impossibili, ci pensa la cucina. Anche in questo caso, l’attenzione per il dettaglio è maniacale: gli astronauti hanno a disposizione ben 189 articoli di menù, un’offerta variegata che spazia dalla classica cucina americana – come la brisket di manzo – a verdure come il cavolfiore, passando per il formaggio e persino i biscotti al cioccolato. L’assenza di gravità impone però delle limitazioni: non esistono posate vere e proprie, e il cibo va spesso reidratato o consumato in barrette, ma la varietà, in una missione che dura circa dieci giorni, è studiata per mantenere alto il morale e garantire il corretto apporto calorico.

Un volo storico tra test e controlli manuali

Mentre la navicella si avvicina a grandi falcate al sorvolo lunare, previsto per il 6 aprile, l’equipaggio non si è limitato a risolvere gli imprevisti domestici. Nei giorni scorsi, Victor Glover ha avuto modo di “testare il volante”, prendendo il controllo manuale di Orion per avvicinarsi allo stadio superiore del razzo (l’ICPS) in quella che gli ingegneri chiamano “prossimità operativa”. L’esercizio, fondamentale per preparare i futuri agganci con i lander lunari di SpaceX e Blue Origin, ha dato esito positivo, dimostrando che il sistema di navigazione, nonostante la toilette in tilt, risponde perfettamente ai comandi umani. Siamo, insomma, di fronte a una missione che procede talmente bene che l’unico argomento di conversazione, persino nei briefing ufficiali al Johnson Space Center, è finito per essere il congelamento delle pipì.

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