Arianna Fontana, il quarto posto nei mille e quella spinta subita: “Mi ha sportellata, mi girano le balle”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il ghiaccio dell’Arena, a Milano, era tagliente come non mai per Arianna Fontana. Non tanto per la temperatura della pista, quanto per la delusione che le si è ghiacciata addosso al termine della finale dei mille metri di short track, l’appuntamento che per una manciata di centesimi non le ha regalato la sua quattordicesima medaglia olimpica. L’azzurra, che in questa edizione dei Giochi di Milano Cortina aveva già messo al collo un oro nella staffetta mista e un argento nei cinquecento, è rimasta ai piedi del podio, inchiodata a un quarto posto che sa di beffa più che di sconfitta. A interrompere il suo slancio, quando mancavano due giri alla conclusione e la pattinatrice sembrava pronta a inserirsi nella lotta per le posizioni che contano, è stato un contatto con la cinese Gong Li, una circostanza, quella dello “sportellamento” come lo definiscono nel gergo, che la giuria ha giudicato regolare ma che la valtellinese, classe 1990, ha vissuto come un’azione netta e decisiva ai suoi danni. La velocità costruita con pazienza, nel giro precedente, cercando di non scoprirsi troppo per poi piazzare l’attacco decisivo, si è spenta in una frazione di secondo. La spinta, racconta la Fontana a caldo, l’ha costretta a uscire larga dalla traiettoria ideale, facendola scivolare in quarta posizione e obbligandola a una rincorsa disperata, conclusasi a un solo decimo dal bronzo vinto dalla coreana Kim Gil-li, mentre l’olandese Xandra Velzeboer metteva il sigillo sull’oro, bissando il successo dei cinquecento -3-10.

Le dichiarazioni raccolte in mixed zone restituiscono il ritratto di un’attica ferita nell’orgoglio, che non usa giri di parole per descrivere la frustrazione del momento. “Mi ha sportellata di brutto”, è lo sfogo a caldo della campionessa, che usa un'espressione tanto colloquiale quanto efficace, “mi girano le balle perché stavo bene, mi sentivo bene e non mi ha dato la possibilità di giocarmi il podio” -1-7. Un verbo, sportellare, che nel lessico dello short track descrive perfettamente quella spinta con l’anca o il bacino volta a chiudere lo spazio all’avversario, una manovra al limite del regolamento che questa volta, agli occhi dell’azzurra e dei tifosi, ha varcato la soglia della lecita competitività. La rabbia, però, non si trasforma in recriminazione sterile, perché la carriera di Arianna Fontana insegna che il ghiaccio scorre veloce e non aspetta i rimpianti. L’amarezza, ha confessato, verrà fuori forse più tardi, magari in solitudine, con quel pianto trattenuto davanti ai microfoni e poi esploso, come ha scritto lei stessa sui social, rivedendo i volti della famiglia e degli amici, le persone con le quali è possibile abbassare la guardia e mostrarsi fragile -7.

Il tempo per le lacrime, però, è contingentato, perché l’agenda olimpica non concede soste e la prossima chiamata è già dietro l’angolo. La staffetta femminile, in programma tra due giorni, rappresenta l’occasione immediata per tramutare la delusione in una spinta ulteriore, in una carica agonistica ancora più feroce. “Torniamo al villaggio con l’amaro in bocca, ma questo sarà benzina che aggiungeremo al fuoco per questa finale”, ha assicurato la Fontana, con lo sguardo già proiettato oltre l’ostacolo -10. Le compagne, con cui dividerà la pista, stanno pattinando bene in questi Giochi, e l’obiettivo, chiarisce senza mezzi termini, è entrare in pista “senza paura e senza farci mettere i piedi in testa da nessuno” -3. Un monito che suona anche come una dichiarazione d’intenti per una squadra che vuole giocarsi le sue carte fino in fondo, forte di un affiatamento che le polemiche extra-pista, come quelle sollevate qualche giorno fa da Pietro Sighel sulla sua estraneità al gruppo, non hanno minimamente scalfito. I risultati, del resto, parlano chiaro: due medaglie all’attivo e una finale da affrontare con la cattiveria agonistica di chi non ha ancora finito di scrivere la propria storia a queste Olimpiadi -4.

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