Elia Del Grande, la rapina al cimitero e la nuova fuga finita contro i carabinieri
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Redazione Interno
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Il camposanto di Lentate, frazione silenziosa di Sesto Calende che si adagia tra i boschi del Verbano, ha fatto da sfondo a un episodio che intreccia la cronaca nera con le maglie larghe di una semilibertà già tradita. Una donna di 69 anni, intenta a ripulire la tomba di famiglia mercoledì mattina verso le undici, è stata avvicinata e aggredita da Elia Del Grande, un nome che a chi segue le cronache giudiziarie del Varesotto dice molto. Troppo, forse, per non riaccendere antiche ferite legate alla strage di Cadrezzate.
L’aggressione e la chiamata al 112
La vittima, dopo aver subito traumi alla testa – senza che siano stati resi noti particolari più espliciti sull’accaduto – è riuscita a lanciare un allarme concitato al numero unico per le emergenze: «Sono stata rapinata», ha detto con il fiatone, fornendo già agli operatori il numero di targa e il colore – bianco – di quella Fiat 500 che si stava allontanando in fretta. Una pattuglia del Cva di Angera, di stanza proprio a Sesto, ha poi trasportato la settantenne in codice giallo al pronto soccorso dell’ospedale di Cittiglio. Non si è mai parlato di pericolo di vita, ma i traumi cranici, in una persona di quell’età, richiedono comunque accertamenti approfonditi.
La folle corsa e l’arresto a Varano Borghi
L’alert diramato alle pattuglie dei carabinieri della compagnia di Gallarate ha funzionato. Nel primo pomeriggio di mercoledì, lungo la provinciale 18 a Varano Borghi – pochi chilometri da Cadrezzate – gli uomini dell’Arma hanno intercettato quella stessa auto sospetta. Del Grande, alla guida, ha tentato il tutto per tutto: un ultimo, disperato tentativo di evitare la cattura gettando la macchina contro i militari. Un carabiniere, in quella manovra folle, è rimasto leggermente ferito. Non è bastato a fermare l’arresto. Elia Del Grande è stato bloccato e trasferito nel carcere di Varese, dove ora è detenuto.
Un ergastolano in semilibertà, poi la seconda fuga
L’uomo ha già trascorso alle spalle le sbarre più di ventisei anni. Era stato condannato all’ergastolo in primo grado per la strage di Cadrezzate – pena poi confermata in appello, insieme ad altri trent’anni – e dopo un quarto di secolo aveva ottenuto il regime di semilibertà. Una concessione che non ha retto. Lo scorso ottobre, Del Grande si era allontanato da una casa lavoro nel modenese, riuscendo a far perdere le proprie tracce per oltre un mese. La sua ultima fuga, quella conclusasi ieri a Varano Borghi, era iniziata da neppure 72 ore: si era allontanato nuovamente dalla casa-lavoro di Alba, rubando quella Fiat 500 proprio nel parcheggio del cimitero di Lentate.
La nuova contestazione: rapina aggravata
La Procura della Repubblica di Varese, guidata dal procuratore Antonio Gustapane, non si è limitata a contestare a Del Grande la resistenza a pubblico ufficiale e le lesioni aggravate per il tentativo di investimento ai carabinieri. C’è un altro capitolo, forse persino più grave agli occhi della legge: la rapina ai danni della settantenne che stava pulendo la tomba del marito. Per questo reato – rapina aggravata – l’uomo è stato sottoposto alla misura del fermo di indiziato di delitto. Un provvedimento che non lascia spazio a interpretazioni: il furto dell’auto non è stato un semplice “prendere e scappare”, ma l’epilogo di un’aggressione fisica. Ora Del Grande rischia di vedersi aggiungere una pesante accusa a un curriculum giudiziario che già pesa come un macigno.




