L’abbraccio al Papa e il giallo del cuore congelato: Patrizia Mercolino porta Domenico al cospetto di Leone XIV mentre la giustizia frena
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Redazione Interno
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Mentre la città di Napoli si prepara ad accogliere Papa Leone XIV in una visita che ne segna il primo anno di pontificato, il dolore lancinante di una madre si prepara a trasformarsi in un gesto pubblico e potentissimo. Domani, nel Duomo di Napoli, Patrizia Mercolino incontrerà il Santo Padre, portando con sé, come ha dichiarato ai cronisti, la memoria indelebile del piccolo Domenico Caliendo. Il bambino di due anni e mezzo, morto lo scorso 21 febbraio all’Ospedale Monaldi dopo un drammatico tentativo di trapianto cardiaco, diventa così il simbolo silenzioso di un incontro che assume inevitabilmente i contorni di una supplica laica, se non altro per la straordinaria delicatezza del momento. L’incontro, previsto prima del trasferimento del Pontefice a Piazza del Plebiscito, avviene grazie alle segnalazioni dell’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia; Patrizia, visibilmente provata ma determinata, ha voluto sottolineare come suo figlio "sarà lì con me", cancellando con una frase la distanza tra la vita terrena e quella che lei spera essere una benedizione ultraterrena.
Lo slittamento che brucia: il GIP ferma gli interrogatori
Proprio la concomitanza con la visita papale ha però innescato un meccanismo giudiziario che rischia di apparire ai più come un’amara beffa. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, ha infatti accolto le istanze delle difese dei due cardiochirurghi indagati, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, rinviando gli interrogatori preventivi al prossimo 21 maggio. Una decisione che, se da un lato è giustificata da esigenze organizzative legate all’enorme dispositivo di sicurezza della visita papale, dall’altro getta ulteriore benzina sul fuoco di una famiglia che già chiede giustizia a gran voce. La scelta del giudice, formalmente ineccepibile, finisce per allontanare nel tempo la possibilità di fare chiarezza su una vicenda che ha dell’incredibile: l’impianto, eseguito lo scorso 23 dicembre, di un organo che i sanitari stessi descrivono come una "pietra durissima", un cuore letteralmente bruciato dal freddo a causa del ghiaccio utilizzato durante il trasporto da Bolzano.
L’ira della famiglia Caliendo: "Medici ancora in servizio, è intollerabile"
Attraverso il proprio legale, la famiglia non ha nascosto il proprio dissenso, anzi, lo ha esasperato di fronte all’evidenza di un apparente stallo. Se da un lato il procedimento penale procede a singhiozzo, dall’altro la vita professionale dei due indagati sembra procedere su binari quasi paralleli. La dottoressa Emma Bergonzoni, secondo quanto riferito, risulta ancora regolarmente in servizio presso il nosocomio napoletano; Guido Oppido, sebbene formalmente sospeso dall’ospedale Monaldi, non avrebbe alcun impedimento concreto a operare in altre strutture private. Una circostanza, questa, che la parte civile giudica "intollerabile". In un clima di crescente tensione, i legali della famiglia hanno chiesto una misura interdittiva che ne impedisca l’esercizio della professione, per scongiurare il ripetersi di errori che, nel caso di Domenico, si sono rivelati letali. L’accusa di falso in cartella clinica, che si aggiunge a quella di omicidio colposo per i due chirurghi, rende il quadro indiziario particolarmente pesante, sebbene la magistratura stia ancora setacciando i minutaggi dell’intervento e le modalità di conservazione dell’organo.
La cronaca di un Natale spezzato e la salita al colle
Questo non è solo l’esito di un’inchiesta, ma è la fotografia di una tragedia iniziata sotto l’albero di Natale del 2025. In un piccolo appartamento di Nola, quel giorno, tre bambini giocavano e l’ultimo di loro, Domenico, fissava rapito le luci intermittenti dell’alberello di plastica. Una scena di apparente normalità, spezzata poche ore dopo dall’urgenza di un trapianto che si sarebbe rivelato vano. E mentre Napoli si appresta a vestire i suoi paramenti migliori per il pontefice, con le transenne già pronte lungo il percorso che da Rotonda Diaz porta al Duomo, la giustizia ordinaria sembra essersi presa una pausa. I nuovi interrogatori del 21 maggio serviranno a chiarire perché nessuno, nella catena di comando, abbia verificato la temperatura del "box frigo" dopo l’atterraggio, come prescrive la legge, o perché, come emerso da una relazione della Regione Campania, nell’ospedale fossero disponibili tre contenitori di ultima generazione (i "Paragonix") che l’equipe partita per il prelievo ha affermato di non conoscere. Per il momento, resta solo la salita al colle di una madre, che in mano non ha un cuore nuovo per suo figlio, ma la salma di un bambino che non vuole lasciare andare.




