L'oro crolla ancora, toccati i 3.900 dollari mentre le banche rivedono le stime

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato dell’oro, che solo poche settimane fa sembrava inarrestabile, sta vivendo una delle sue fasi più brutali, con un ulteriore calo del 2% che ha portato il prezzo a testare la soglia dei 3.900 dollari l’oncia. Questa discesa, la terza consecutiva, amplifica una correzione che in pochi giorni ha eroso oltre l’11% del valore, superando per intensità persino i ribassi registrati nella tarda primavera. La frenata, che ha riportato le quotazioni ai livelli di tre settimane fa, appare tanto più significativa se si considera come, appena un mese fa, il metallo giallo avesse toccato il suo massimo storico, sfiorando i 4.400 dollari in un’atmosfera di euforia generale.

Deflussi record dagli ETF e prese di profitto

A sostenere il crollo, che alcuni analisti non esitano a definire una vera e propria “battuta d’arresto”, contribuiscono in maniera decisiva le massicce operazioni di liquidazione da parte degli investitori istituzionali. Si sono registrati, infatti, imponenti deflussi dai fondi negoziati in borsa (ETF), con la più consistente fuoriuscita giornaliera dal fondo fisico più grande dal lontano mese di aprile. Questo movimento, che segna il quarto giorno di prelievi consecutivi, indica una presa di profitto di ampia portata, la quale, privando il mercato di liquidità, sta accelerando la fase discendente.

Il quadro tecnico segnala un'inversione ribassista

La brusca correzione ha fatto breccia anche nelle analisi tecniche, le quali, dopo aver infranto la soglia psicologica dei 4.000 dollari, hanno visto il future con scadenza dicembre 2025 scivolare al di sotto del supporto chiave di 3.960. Questo cedimento, di per sé grave, convalida secondo gli esperti una vera e propria inversione di tendenza, la cui dinamica ribassista potrebbe ora spingersi verso un nuovo obiettivo situato tra i 3.825 e i 3.820 dollari. Il deterioramento del quadro emerge con chiarezza dall’analisi algoritmica, la quale mostra come gli indicatori di tendenza si siano ormai posizionati allo short, mentre lo Stocastico ha raggiunto l’area di ipervenduto e l’Rsi è finalmente uscito da quella di ipercomprato.

Le banche tagliano le previsioni, ma il settore resta ottimista

Di fronte a questo scenario, alcune grandi banche hanno già iniziato a rivedere al ribasso le proprie aspettative di prezzo, adeguandosi a una volatilità che ha sorpreso molti operatori. Tuttavia, non tutti gli attori del mercato condividono questo scetticismo immediato. L’industria del metallo prezioso, riunita nel recente incontro annuale dell’associazione che rappresenta il mercato londinese, continua a esprimere un ottimismo robusto, prevedendo che il prezzo possa avvicinarsi addirittura ai 5.000 dollari l’oncia nel corso dei prossimi dodici mesi. Una prospettiva, questa, che contrasta nettamente con l’attuale fase di liquidazioni e che si basa su un rialzo, da inizio anno, che rimane comunque superiore al 50%.

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