La compagna di Favia: “Mi sono salvata grazie a Rudy, lo amerò per sempre”. Il giallo del sistema “uomo morto” sul tram deragliato a Milano
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Redazione Interno
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Non riesce ancora a varcare la soglia di casa, Flores Calderon, perché ogni oggetto, ogni stanza, ogni silenzio nell’appartamento di Vigevano le riporta alla mente Ferdinando Favia, per lei semplicemente “Rudy”, l’uomo che le era seduto accanto sul tram della linea 9 e che in seguito a quel deragliamento non c’è più. Dimessa dal Fatebenefratelli con il gesso che le tiene immobilizzato un braccio, il collare ortopedico a proteggerle il collo e lividi che le ricoprono il Corpo, ha trovato rifugio dal fratello; una scelta, la sua, dettata dalla necessità di allontanarsi da quei ricordi tangibili che, in assenza di lui, si fanno insopportabili. Da quando si erano incontrati, venticinque anni fa, non si erano mai lasciati, e quel pomeriggio di fine febbraio, mentre erano seduti uno accanto all’altra, un malore ha strappato via il conducente dal suo posto di guida, e con lui ogni certezza, trasformando una corsa cittadina in una tragedia che ha spezzato anche la loro storia. Lei si è salvata, e non ha dubbi nel dire che fu lui, Rudy, a proteggerla in quegli istanti, un gesto estremo per il quale giura che lo amerà per sempre.
Pietro M., questo il nome del tranviere sessantenne con trentacinque anni di servizio alle spalle e una carriera senza mai un incidente, è stato ascoltato e poi dimesso dall’ospedale Niguarda. Il suo racconto, frammentario e carico di sconforto, parla di un dolore al dito del piede sinistro avvertito durante la marcia, un fastidio che nel giro di mezz’ora sarebbe degenerato in quello che i medici del pronto soccorso hanno definito un «episodio sincopale», un mancamento che gli ha fatto perdere conoscenza e, con essa, il controllo del mezzo. «Ho visto tutto nero e poi non ho capito cos’è successo», ha ripetuto agli agenti della polizia locale, agli investigatori che ora devono stabilire se quel malore sia stata l’unica causa di una catena di eventi che ha portato il tram a imboccare una direzione sbagliata, a saltare una fermata senza decelerare e a schiantarsi contro un palazzo all’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, provocando la morte di Favia e di un altro passeggero, Abdou Karim Toure, un cinquantaseienne senegalese.
Il nodo tecnico al centro dell’inchiesta: il sistema di frenata d’emergenza “uomo morto”
La Procura di Milano, con la pm Elisa Calanducci, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose, e il fulcro delle indagini si è subito spostato su un dettaglio tecnico di rilevanza cruciale: il cosiddetto sistema “uomo morto” di cui sono dotati i nuovi Tramlink di produzione Stadler, entrati in servizio sulla linea 9 solo da poche settimane. Si tratta di un dispositivo di sicurezza automatico, progettato per arrestare il convoglio qualora il conducente non dia più segni di operatività, situazione che si verifica tipicamente in caso di malore o svenimento. Nello specifico, quando la velocità supera i tre chilometri orari, il tranviere è tenuto a premere un pulsante ogni due secondi e mezzo; se questa azione viene meno, scatta un allarme sonoro e, trascorsi altri due secondi e mezzo senza risposta, il sistema aziona autonomamente la frenata d’emergenza, portando il mezzo a fermarsi in uno spazio che, per essere sicuro, deve essere adeguato.
Le domande che gli inquirenti si pongono sono ora tutte concentrate su quel meccanismo: era effettivamente attivo e funzionante? E se lo era, per quale ragione non è intervenuto, consentendo al tram di proseguire la sua corsa impazzita per diverse decine di metri, superando un incrocio e una fermata, per poi imboccare uno scambio impostato per la svolta a sinistra – quello che avrebbe dovuto essere utilizzato dalle linee 1 e 33 – e deragliare ad alta velocità?. L’ipotesi che il dispositivo non abbia funzionato correttamente è al vaglio, ma non è l’unica: gli esperti suggeriscono anche la possibilità che il conducente, pur in preda al malore, abbia continuato a esercitare una pressione meccanica, seppur incosciente, sulla leva o sul pulsante, ingannando di fatto il sensore e impedendo l’attivazione del freno. Sarà l’analisi della scatola nera del tram, che registra parametri di velocità e azionamenti, a dover fornire le prime risposte oggettive sulla dinamica esatta di quei secondi fatali.
I rilievi degli investigatori e il sequestro del mezzo per le perizie tecniche
Gli accertamenti, al momento, si muovono su più binari paralleli. Da un lato, gli investigatori della polizia locale hanno già acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti sul percorso e quelle di una dashcam montata su un taxi che procedeva in direzione opposta, le cui sequenze mostrano il tram procedere a velocità sostenuta senza alcun tentativo di frenata prima di imboccare la curva ed uscire dai binari. Dall’altro lato, il mezzo incidentato è stato posto sotto sequestro e trasferito in un deposito giudiziario, dove nei prossimi giorni i consulenti nominati dalla Procura potranno esaminarlo nei minimi dettagli, concentrandosi in particolare sugli impianti frenanti e sul sistema di comando degli scambi. Parallelamente, il telefono cellulare del conducente è stato sequestrato, come prassi in questi casi, per verificare che nessuna distrazione, come chiamate o messaggi, possa aver contribuito alla perdita di controllo, sebbene l’ipotesi principale resti quella del malore improvviso e i test per alcol e stupefacenti abbiano dato esito negativo.
La dinamica, per come appare dai primi rilievi, vede il tram della linea 9, proveniente da piazza della Repubblica e diretto verso Porta Genova, arrivare all’altezza di viale Vittorio Veneto. In prossimità dell’incrocio con via Lazzaretto, il percorso che avrebbe dovuto seguire era diritto, ma lo scambio, rimasto nella posizione impostata dal passaggio precedente di altri mezzi, era orientato per la svolta a sinistra. Il tranviere, per riportarlo nella corretta direzione, avrebbe dovuto azionare un comando elettronico dalla plancia una cinquantina di metri prima della deviazione: un’operazione che richiede attenzione e che, nel pomeriggio di venerdì, non è stata compiuta. Il tram ha così proseguito dritto verso la curva, ha saltato la fermata, ha superato un semaforo e un attraversamento pedonale senza rallentare, e si è immesso sulla traiettoria sbagliata, uscendo poi dalle rotaie e andando a impattare violentemente contro l’angolo di un edificio, un impatto la cui forza è stata tale da sbalzare fuori dal finestrino alcuni passeggeri, tra cui le due vittime.




