Fedez e Masini conquistano la sala stampa: "Male necessario" nella top five della prima serata di Sanremo 2026
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’alchimia, quella sottile e impalpabile che trasforma un incontro professionale in qualcosa di più profondo, era già nell’aria dodici mesi fa, quando sul palco del Teatro Ariston avevano sfidato le convenzioni generazionali con una rilettura potente di “Bella stronza”. Oggi, che quel sodalizio si è concretizzato in un progetto di scrittura condivisa, il responso della prima serata del 76° Festival di Sanremo sembra premiare non solo la canzone, ma la credibilità di un’unione artistica che, a molti, era apparsa quantomeno inusuale. Fedez e Marco Masini, con il brano “Male necessario”, sono rientrati nella cinquina di testa svelata da Carlo Conti al termine della maratona musicale di martedì, un verdetto espresso dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web che li vede fianco a fianco con Arisa, Fulminacci, Serena Brancale e Ditonellapiaga, sebbene in un ordine ancora casuale e non ponderato -3-9.
Una standing ovation, raccontano i cronisti presenti in sala, ha accompagnato la loro esibizione, confermando come il connubio tra la rabbia espressiva del rap e la cifra melodica del cantautorato classico possa generare un cortocircuito emotivo capace di attraversare il pubblico dell’Ariston senza soluzione di continuità. Per il rapper, al suo terzo atto sanremese dopo l’esperienza con Francesca Michielin nel 2021 e il più intimo “Battito” dell’anno scorso, questa collaborazione rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso che lo ha visto trasformare il dolore personale – quello legato agli attacchi di panico e alla fine del matrimonio con Chiara Ferragni – in materia narrativa -1-6. Masini, reduce da una carriera costellata di trionfi e cadute, di “Disperato” e di “L’uomo volante”, riconosce in questo incontro la sintesi perfetta di due sensibilità che, pur distanti anagraficamente, si specchiano nella medesima necessità espressiva: raccontare la fragilità senza filtri.
Un esperimento di resistenza in una stanza bianca e il richiamo a Nietzsche
Non è solo la performance dal vivo, però, a catalizzare l’attenzione attorno a “Male necessario”. Il progetto si arricchisce di un immaginario visivo potente, svelato nel videoclip ufficiale che accompagna il brano. La clip, presentata come un vero e proprio esperimento sociale, chiude i due artisti in due stanze bianche e asettiche per sei ore, trasformandoli in soggetti di un’osservazione che mira a far emergere le rispettive paure più profonde. Un concept che strizza l’occhio alla psicologia comportamentale e che traduce in immagini quella tensione emotiva che è il cuore pulsante della canzone.
E il cuore del brano, come hanno tenuto a sottolineare gli stessi interpreti nel corso delle interviste promozionali a RTL 102.5 e nel podcast “Pezzi: dentro la musica”, batte su un concetto filosofico ben preciso. La genesi di “Male necessario”, spiega Fedez, affonda le radici in un’intuizione nietzschiana: l’idea che le difficoltà, le cosiddette tempeste dell’esistenza, non rappresentino semplicemente degli ostacoli, ma costituiscano il fondamento stesso per una possibile rinascita. È dalla traversata del deserto, suggerisce il testo, che si può uscire trasformati, e quel male che si è costretti ad attraversare diventa, retrospettivamente, una tappa obbligata del proprio divenire. Masini, forte di un lessico che ha sempre attinto a piene mani dal dolore romantico, conferma questa visione, sottolineando come la vera sfida non sia negare la sofferenza, ma imparare a riconoscerla come parte integrante di un percorso che porta ad apprezzare la felicità e le piccole cose con rinnovata consapevolezza.
Il filo rosso della sofferenza e l’incontro raccontato nel podcast
Se l’intesa sul palco appare oggi solida e collaudata, i due hanno voluto ricostruirne le radici profonde, confidandosi a cuore aperto durante la loro partecipazione al podcast curato dai giornalisti Laffranchi, Dondoni e Giordano. In quell’occasione, l’intervista è andata oltre la semplice promozione discografica per toccare le corde più intime del loro legame. Ciò che unisce Fedez e Masini, hanno spiegato, non è solo una questione di gusti musicali o di opportunità professionale, ma il comune vissuto rispetto a un sentimento ben preciso: l’odio subìto. Una sorta di appartenenza a una confraternita laica di coloro che sono stati bersaglio di critiche feroci, di giudizi talvolta spietati da parte dell’opinione pubblica e dei media. Il cantautore fiorentino conosce bene il peso di certe etichette – quella del “pessimista” che portava sfortuna, affibbiategli negli anni Novanta – così come il rapper ha sperimentato sulla propria pelle la potenza distruttiva del dissing sociale e della cronaca giudiziaria trasformata in spettacolo -6.
Da questa comunanza di vissuto, da questa capacità di riconoscersi nell’ombra proiettata dall’altrui cattiveria, è germogliato il desiderio di trasformare la ferita in narrazione. L’anno scorso, durante la serata delle cover, il primo approccio era stato una scommessa; oggi, quella scommessa si è fatta consapevolezza e si presenta all’Ariston con la forza di un’identità precisa. Una fusione, la loro, che ha superato il vaglio della prima classifica e che ora si prepara ad affrontare il giudizio del televoto, chiamato a esprimersi a partire dalla seconda serata. Il pubblico da casa, attraverso il proprio smartphone o il telefono fisso, potrà contribuire a determinare il peso specifico di questo “Male necessario” nella classifica finale, chiamato a decretare se la sintesi tra due generazioni così apparentemente lontane possa trasformarsi in un racconto corale capace di vincere la sfida più ambita della canzone italiana.




