Banco Bpm e Unicredit, al Tar la battaglia sull’offerta di scambio: domani potrebbe arrivare la decisione
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Redazione Economia
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Davanti alla seconda sezione quater del Tar del Lazio si è svolta questa mattina l’udienza sul ricorso presentato da Banco Bpm contro la Consob, che lo scorso 21 maggio – accogliendo un’istanza di Unicredit – aveva sospeso per trenta giorni i termini dell’offerta pubblica di scambio (Ops) sul gruppo di Piazza Meda. I giudici amministrativi potrebbero depositare l’ordinanza già domani, o al più tardi giovedì, decidendo se confermare o meno la proroga concessa dall’autorità di vigilanza.
Intanto, la First Cisl lancia un allarme sugli effetti occupazionali di un’eventuale fusione, definendo “insufficienti” le misure proposte da Unicredit alla Direzione Generale Concorrenza dell’Ue. La banca guidata da Andrea Orcel ha offerto di cedere 209 sportelli, pari al 14% della rete Banco Bpm, ma i sindacati temono che l’impatto reale sia ben più ampio. “Banco Bpm in mano a Unicredit? Raffica di esuberi e chiusure”, è il titolo che accompagna le preoccupazioni del coordinamento sindacale, che vede nella manovra un rischio concreto per il territorio.
Sul tavolo resta anche la questione delle prescrizioni del Golden Power, imposte dal Ministero dell’Economia a Unicredit per l’Ops. La banca aveva presentato ricorso al Tar, sostenendo che le condizioni fossero eccessive, ma il Mef ha replicato con una lettera in cui respinge ogni obiezione, definendola “astratta e previsionale”. Le prescrizioni, dunque, restano in vigore, almeno finché non emergeranno elementi concreti che ne dimostrino l’inapplicabilità.




