Flotilla, La Piccirella rientra in Italia: “Temiamo per Saif, palestinese, in Israele c’è la pena di morte”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tony La Piccirella, l’attivista barese legato alla Global Sumud Flotilla, ha rimesso piede in Italia dopo essere stato fermato nell’abbordaggio delle imbarcazioni al largo di Creta. Un volo da Atene lo ha riportato a Fiumicino, dove ad attenderlo c’erano le persone care, strette in quegli abbracci che sanno di sollievo personale ma anche di responsabilità collettiva. Perché La Piccirella, una volta atterrato, non ha esitato a rilanciare l’allarme per chi non è potuto rientrare: Thiago Avila e Saif Abukeshek, due compagni di viaggio trattenuti in Israele. Di loro, dice, temono il peggio, visto che per un palestinese come Saif – e lo sfondo normativo israeliano lo ricorda con crudezza – la pena di morte rappresenta una prospettiva tutt’altro che astratta.

Un tribunale ad Ashkelon e le caviglie incatenate

La vicenda giudiziaria dei due fermati ha già avuto un primo snodo formale: il tribunale di Ashkelon, cittadina costiera nel Sud di Israele, ha prorogato di due giorni la detenzione di Avila e Abukeshek. La decisione è arrivata al termine di un’udienza in cui entrambi sono stati ascoltati, con l’organizzazione Adalah – il centro legale che li assiste – che ha seguito ogni passaggio. Quello che colpisce, però, è un dettaglio che parla da solo: il brasiliano Thiago Avila è comparso in aula con le manette alle caviglie. Le catene, insomma, non sono state rimosse nemmeno davanti ai giudici, quasi a voler segnalare la durezza con cui Israele intende trattare chi sfida il suo blocco navale su Gaza.

La mobilitazione a Ierapetra e il mare che non riparte

Intanto, a Creta, il paese di Ierapetra si è trasformato in un teatro di malcontento popolare. Centinaia di persone hanno attraversato il lungomare in un corteo che mescolava la solidarietà alla flottiglia con un’opposizione politica più ampia. Tra i cori, “Free free Palestine” si è alternato a slogan come “Siamo tutti antifascisti”, segno che la mobilitazione locale non si limita alla singola spedizione umanitaria ma abbraccia una critica di sistema. La flotta civile, quella che doveva già salpare con rotta su Gaza, resta ferma in attesa: il mare, da queste parti, non concede scorciatoie.

Detenzione prolungata e nessuna prospettiva immediata

La decisione di Ashkelon – due giorni aggiuntivi di custodia – non rappresenta un epilogo ma una semplice sospensione. I due attivisti, uno brasiliano e l’altro palestinese-spagnolo, restano in balia di un meccanismo giudiziario che, nei fatti, ha già mostrato i suoi artigli più simbolici: le manette ai polpacci di Avila durante l’udienza non sono un dettaglio trascurabile. E mentre La Piccirella, tornato a casa, può solo raccontare quel che ha visto, il centro legale Adalah continua a seguire il caso senza poter offrire, per ora, alcuna certezza. La flottiglia, del resto, era nata per forzare un blocco; che i corpi dei suoi partecipanti finiscano incatenati in un’aula di tribunale è, nella sua tragica coerenza, l’altra faccia della stessa missione.

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